La manifestazione
“Split payment”, salasso per le imprese pisane
In due anni sono venuti a mancare, solo in provincia, circa 400 milioni di euro Appello della Cna: «Siamo ormai il bancomat delle pubbliche amministrazioni»
PONTEDERA. «Il comparto costruzioni e tutti i settori legati agli appalti sono in forte affanno. A livello locale come a livello nazionale. Calano le commesse, e con esse il fatturato, e come aggravante si aggiunge lo “split payment” che soffoca le imprese».
È esasperato, a nome delle imprese che rappresenta, Matteo Giusti, presidente della Cna di Pisa, che rilancia l'appello lanciato dall’associazione nazionale per non prorogare il regime di “split payment”.
«I dati diffusi dalla Cna a livello nazionale - spiega Giusti - sono impressionanti e non è difficile fare una stima approssimativa anche a livello locale. Diciotto miliardi e mezzo di Iva non riscossa. E tredici miliardi di Iva corrisposta ai propri fornitori da recuperare. Il danno finanziario sulle imprese pesa, pertanto, 31,6 miliardi di euro accumulati in appena due anni, da quando è entrato in vigore lo “split payment”. Per la provincia di Pisa, quindi, si può tranquillamente supporre una cifra compresa fra 300 e 400 milioni di euro che sono mancano dalle casse delle imprese e non circolano nell'economia. Un pesantissimo salasso per le imprese fornitrici di beni e servizi alla pubblica amministrazione, che spesso, per sopperire al mancato recupero immediato dell'Iva versata, hanno dovuto ricorrere al credito bancario, aggiungendo perlomeno, globalmente, altri 650 milioni di interessi (ovvero una stima del 5% come anticipo fatture). Sempre che siano riuscite a trovare una banca disposta a erogarlo».
«Una situazione - prosegue Giusti - che il sistema imprenditoriale italiano, soprattutto le micro e le piccole imprese, non può più sopportare né tollerare. Molte migliaia di piccole imprese sono in ginocchio, non possono più anticipare l'Iva per il committente pubblico rimanendo in eterno una sorta di bancomat della pubblica amministrazione. Non si pensi, quindi, a prorogare questo sistema vessatorio oltre il 31 dicembre di quest'anno o di estenderlo addirittura. L'Unione europea lo aveva autorizzato solo in via transitoria. Piuttosto si pensi a praticare altre strade per il contrasto all'evasione Iva, certo non caricando le imprese di nuovi oneri, ma esercitando un controllo serio e costante del sistema di fatturazione elettronica».
Cna, con una nota inviata alla Commissione Europea, ha appunto chiesto a quest'ultima di non aderire alla richiesta avanzata dal Governo italiano di prorogare ulteriormente tale dispositivo. E Cna Costruzioni rafforza tale richiesta con una nota degli stessi tenore e contenuto inviata al commissario Moscovici da parte dell’Organizzazione europea delle imprese di costruzione.
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