Il Tirreno

Pontedera

QUANDO LA LEGALITÀ È INSIDIOSA

Questo il discorso sulla legalità dell'assessore alla cultura Luca Nannipieri in occasione dell'iniziativa della Fondazione Caponnetto alla biblioteca comunale di Cascina. La parola “legalità” è...

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Questo il discorso sulla legalità dell'assessore alla cultura Luca Nannipieri in occasione dell'iniziativa della Fondazione Caponnetto alla biblioteca comunale di Cascina.

La parola “legalità” è insidiosa, perché tutti chiedono la legalità, il rispetto della legge, soprattutto i dittatori. Per Adolf Hitler la legalità era il valore supremo e rispettare le leggi era mettere gli ebrei nei forni crematori. Rispettare le leggi, duemila anni fa, significava torturare e mettere in croce Gesù Cristo. Rispettare le leggi è doveroso, così come è doveroso combattere democraticamente a cambiare le leggi che ci appaiono ingiuste. Per questo il rispetto delle normative non è un valore assoluto, ma un valore relativo, proprio perché ciascuna legge è relativa, cioè esposta al cambiamento, al miglioramento o all'abolizione. Se la legalità fosse un valore assoluto, cioè indiscutibile, la legge sarebbe un valore altresì assoluto, cioè indiscutibile, e dunque sarebbe indiscutibile e attuabile la legge di crocifiggere o bruciare persone ieri come oggi, sia che si chiamino Gesù Cristo, Giordano Bruno, Savonarola o anonimi consegnati alle fiamme o alla crocifissione.

Per fortuna oggi non crocifiggiamo e non bruciamo più le persone in pubblica piazza proprio perché le leggi non sono assolute, ma profondamente relative, cioè mutabili; ed esse mutano, non soltanto in ragione dell'esempio di chi si oppone alla loro frequente ingiustizia, dunque non soltanto in ragione della disobbedienza civile di cui nel tempo sono stati robusti testimoni Henry David Thoreau, Gandhi, Rosa Parks, Martin Luther King, Alessandro Panagulis e tanti altri; ma mutano per la fisiologica progressiva consapevolezza della loro relatività da parte dei cittadini stessi, che spesso si auto-organizzano in associazioni, fondazioni, gruppi di pressioni per rivedere certe giurisdizioni troppo rigide, troppo elefantiache, troppo burocratiche o ritenute ingiuste. Una determinata legge è “sovrana” soltanto in un tempo assai limitato, sebbene il suo rispetto sia richiesto stringente e doveroso.

Ringrazio la Fondazione Caponnetto per la sua presenza a Cascina, alla biblioteca civica, e spero che tutte le attività che meritoriamente svolge contro il fenomeno mafioso mettano a fuoco tutte le insidie, così come tutte le necessità, della parola “legalità”, sotto il cui nome si sono spesso celati e abbeverati professionisti della cosiddetta legalità, che poco avevano a che fare con il senso umano della giustizia. Anche il senso umano della giustizia non è eterno, indiscusso e sicuro, anzi lo abbiamo visto mutare al mutare dei tempi, degli spazi geografici e delle ceti di appartenenza. Eppure forse è da chiedersi se non esista un umano - non relativo - buon senso, uno spazio di irriducibile chiarezza tra ciò che è sempre ingiusto e ciò che è sempre giusto, tra ciò che è inequivocabilmente male e ciò che è inequivocabilmente bene, tra ciò che è inequivocabilmente destinato alla condanna e alla pena e ciò che invece inequivocabilmente va incoraggiato e lodato. È questo umano, non relativo, buon senso che spero indirizzi la nostra quotidiana riflessione ed esperienza della giustizia.

Luca Nannipieri

assessore alla cultura

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