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TANTE RISATE CON SORELLE MATERASSI
Pubblichiamo la recensione dello spettacolo Sorelle Materassi andato in scena al teatro Era. Autrice del testo è Maria Beatrice Taddei, una 61enne originaria di Pontremoli, ma trapiantata a Pontedera,...
Pubblichiamo la recensione dello spettacolo Sorelle Materassi andato in scena al teatro Era. Autrice del testo è Maria Beatrice Taddei, una 61enne originaria di Pontremoli, ma trapiantata a Pontedera, città dove vive e insegna religione all’istituto Fermi.
di MARIA BEATRICE TADDEI
Ambientata nel primo dopoguerra nel sobborgo di Firenze Coverciano, l’opera narra la vita di Teresa e Carolina, sorelle nubili, abili ricamatrici, Giselda, che le sorelle hanno accolto con loro dopo il fallimento del matrimonio, e la domestica Niobe. La vita disciplinata viene scombussolata dal giovane figlio di una quarta sorella morta ad Ancona, Remo, che ama donne, motori e bella vita. Il nipote, però, approfitta della situazione e dilapida i risparmi delle zie che iniziano a indebitarsi fino a vendere casa e terreni. Le sorelle, abbandonate da Remo, che emigra in America con la moglie, e da Giselda, critica verso il loro ruolo soccombente col nipote, ricominceranno da capo, riprendendo a cucire e ricamare corredi.
Con queste poche informazioni su “Sorelle Materassi” di Palazzeschi e con un ricordo della riduzione televisiva del 1972, di cui mi erano rimasti impressi solo Giuseppe Pambieri e Ave Ninchi (forse perché indimenticabile), ho assistito a “Sorelle Materassi”, con Lucia Poli e Milena Vukotic, e conMarilù Prati, Gabriele Anagni, Sandra Garuglieri, Luca Mandarini e Roberta Lucca.
La scena si apre con un gioco di ombre cinesi che mostrano l’enorme figura di un papa, davanti al quale, chine, si trovano le due sorelle Teresa e Carolina: gli spettatori vengono introdotti, quasi portati per mano, nella storia. In un teatro strapieno, il pubblico assiste a un’ora e mezzo di spettacolo piacevole, recitato ad un alto livello, con le due signore del teatro italiano sprizzanti energia. Risate, travestimenti, applausi a scena aperta, battute.
La drammaturgia di Ugo Chiti ha saputo cogliere la sottole vena perfida dello spirito toscano: si ride, ma spesso è un riso amaro, quasi felliniano. Ha reso il toscanaccio, più che toscano, ed è stato apprezzato dal pubblico pontederese, spesso piuttosto difficile. Veramente bello! E poi, a seguire, l’incontro con la compagnia ha rivelato una freschezza invidiabile nelle due attrici, che non si sono sottratte a foto, autografi e domande del folto pubblico presente anche a questa opportunità.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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