Attenzione
Prove di integrazione nel laboratorio di S. Croce
Teatro Verdi pieno per il dibattito col vescovo di San Miniato e l’imam di Firenze Un incontro simbolico nella città dove cattolici e musulmani convivono da anni
SANTA CROCE SULL’ARNO. Il valore comune è quello della libertà religiosa. «La libertà che dio ha dato ha dato a tutti», e che deve essere strumento di una convivenza possibile. «Come in un grande condominio affollato, dove ci saranno sempre discussioni e incomprensioni ma dove comunque dobbiamo stare tutti». È con questa immagine che il vescovo di San Miniato Andrea Migliavacca, affiancato dall'imam di Firenze Ezzedin Elzir, ha dipinto il Mediteterraneo delle grandi religioni monoteiste. Un Mediterraneo che oggi più che mai vede l'Italia in una posizione di incontro fra culture e fra religioni, dove la piccola realtà di Santa Croce, con il suo 25 per cento di stranieri e ben 55 nazionalità diverse, può diventare «un laboratorio di convivenza e integrazione». È con questo auspicio, infatti, che il sindaco Giulia Deidda ha inaugurato il dibattito di ieri sera al teatro Verdi, moderato dal professor Pierluigi Consorti, docente di diritto ecclesiastico all'universita di Pisa.
Un incontro, sul palco del teatro fra i due rappresentanti delle grandi religioni monoteiste per indagare ciò che unisce e per scoprire una libertà come base della convivenza. «Perché spesso - ha detto Elzir - attribuiamo alle religioni errori che sono nostri. Le nostre fedi ci invitano a conoscere l'altro, perché dio ha creato un mondo fatto di diversità. Sta a noi scegliere se usare questa diversità come diversità come ricchezza o come pretesto dello scontro». Il vescovo Migliavacca ha ricordato quindi le parole del Concilio Varicano II, che invitano a considerare le religioni «come parte di uno stesso cammino, come dimostra la vicenda stessa di Abramo, che ci invita a lottare per farci reciprocamente spazio».
«Tutti cerchiamo dio ma seguiamo strade diverse - ha aggiunto Elzir - Il dialogo interreligioso è un'occasione per scoprire più profondamente la propria fede. Perché la base della scelta religiosa è la libertà». Su questo l'imam si è soffermato sulla parola jihad, «ormai considerata solo negativamente. In realtà - ha detto - c'e jihad minore che è quello militare, ma grande jihad significa vivere in armonia. È una parola bellissima che troppo spesso viene usata male. Questo dialogo e questo confronto è veramente difficile, è come il dialogo complicato tra genitori e figli. Questi valori noi abbiamo bisogno di recuperarli».
Sul tema della convivenza, infine, il vescovo Migliavacca ha ricordato il dramma dei cristiani perseguitati in Medio Oriente: «Credo che la libertà religiosa vada fortemente richiesta da tutte le religioni. Questa, come ha ricordato il Papa, è un'epoca di martiri, e lo dimostrano le persecuzioni di cristiani in alcuni paesi islamici. Alcuni cristiani sono uccisi perché tali».
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