Sicurezza
Fratelli intimiditi e picchiati condannati gli esecutori
Processo per tentata estorsione nel recupero violento di 100mila euro No del giudice al patteggiamento per i due “mandanti” (padre e figlio)
PISA. Troppo bassa la pena che i "mandanti" delle spedizioni intimidatorie volevano patteggiare. Il giudice ha detto no rinviando a un altro collega l'esame dei due imputati, padre e figlio, che ora sceglieranno il rito abbreviato.
Lo stesso rito che ha portato alla condanna degli esecutori materiali, due romeni, Vasile Neagu, 33 anni, residente a Pisa e Nechita Ionut, 25 anni, di Fornacette. Il primo è stato condannato a un anno e 4 mesi per tentata estorsione, lesioni e minacce. Il secondo a due anni, accusato di aver picchiato talmente forte il suo bersaglio umano da provocargli gravi lesioni polmonari con un referto di 40 giorni. A entrambi è stata negata la sospensione condizionale.
Il gip Elsa Iadaresta ha riconosciuto a una parte civile, rappresentata dall'avvocato Francesca Nasoni, una provvisionale di 30mila euro. Le vittime nel processo sono due fratelli di Bientina, una donna di 52 anni e un uomo di 47, proprietari di un mobilificio.
I "picchiatori" escono dal processo di primo grado - avvocati Gabriele Dell'Unto e Saverio Dal Canto pm in camera di consiglio Antonio Giaconi - e guardano al futuro ricorso in appello. Quelli che, secondo l'accusa, li avevano ingaggiati in una faida familiare alimentata da debiti, soldi e rancori personali restano ancora imputati.
Si tratta di Sergio Granchi, 80 anni e del figlio David, di 50, agenti di commercio di Ponsacco, assistiti dall'avvocato Andrea Pieri. L'ipotesi di patteggiamento a un anno e 10 mesi con la condizionale è stata bocciata dal gip.
La storia risale a un fa circa. Padre e figlio finirono anche in carcere, arrestati dai carabinieri del Norm di Pontedera. Secondo la Procura - pm Paola Rizzo - all’origine del dissidio tra le due famiglie c’era la restituzione di una somma di denaro di circa 100 mila euro che i mandanti avevano chiesto ai due fratelli. La storia di minacce e violenze ebbe il suo picco a gennaio 2016 con un'aggressione al 47enne che fu picchiato da sconosciuti.
Dopo alcuni episodi di intimidazione, padre e figlio volevano alzare il tiro. E avevano contattato uno dei due stranieri per chiedergli di mettere in atto un altro atto intimidatorio.
Voleva che sparasse un colpo di pistola contro l'abitazione dell'imprenditore bientinese. Non era bastata l'aggressione in cui l'uomo venne picchiato lasciandolo a terra con un polmone malconcio e una prognosi di 40 giorni.
A innescare l'ira dei ponsacchini fu la decisione dei due fratelli di Bientina di proseguire un'azione di pignoramento immobiliare sulla casa di David Granchi per un debito maturato dal rappresentante nei confronti della loro azienda di mobili.
Il timore di vedersi all’asta un immobile aveva scatenato la reazione dei Granchi, stando a quanto ricostruito dagli investigatori.
Da allora la famiglia di Bientina aveva iniziato a ricevere minacce, sempre più gravi, persecutorie, fino alle aggressioni di gennaio e aprile.
Quando a giugno padre e figlio chiedono altri raid ai romeni per spaventare i bientinesi, vengono intercettati e gli arresti interrompono quelli che sarebbero stati nuovi assalti a base di intimidazione e violenze.
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