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Marconi, dubbi sul Fontevivo Toti: «Liceo del comprensorio»

Marconi, dubbi sul Fontevivo Toti: «Liceo del comprensorio»

Il sindaco di Castelfranco frena sull’ipotesi formulata dal collega Gabbanini «Serve un confronto tra Comuni». La Provincia: progetto entro giugno

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SAN MINIATO. «Va bene lo studio, ma prima di dire dove costruire il liceo serve un confronto tra i Comuni». È questo, in buona sostanza, il significato delle parole pronunciate dal sindaco di Castelfranco Gabriele Toti. Una sorta di "fermi tutti" lanciato al termine del consiglio comunale aperto sul futuro del liceo. Una frenata, per molti versi inattesa, rispetto ad un tema che sembrava già essere condiviso tra i primi cittadini del comprensorio.

Alla fine, invece, in una serata pensata per "incoronare" ufficialmente il Fontevivo come nuova sede del liceo («perché non c'è altro tempo da perdere», ha detto il sindaco di San Miniato Vittorio Gabbanini), il collega Toti ha invece sottolineato la necessità di inserire la questione Marconi in una pianificazione comprensoriale, fissando in un mese o due il tempo per decidere. «Dobbiamo capire cosa vogliamo fare di questo territorio - ha detto Toti - e la strada, secondo me, è quella di un piano strutturale unico nel quale individuare anche la localizzazione del liceo. Perché dobbiamo scegliere l'area pensando ad una scuola del comprensorio». Più che sul merito, insomma, Toti ne fa una questione di metodo: «Perché io questo studio l'ho avuto ieri sera - ha aggiunto -È vero che la politica deve scegliere, ma deve avere anche i tempi per scegliere bene. Penso ad un lasso di un mese o due per confrontarci e fare sintesi». L'idea, quindi, è quella di prendere atto delle conclusioni dello studio preliminare commissionato da San Miniato, ma calandole adesso in un'ottica comprensoriale che potrebbe sbilanciare in un verso o in un altro alcune considerazioni. In base ai risultati dello studio, infatti, tutto sembra pendere a favore di Fontevivo: ottima morfologia del terreno, buoni collegamenti viari, costi non eccessivi e vicinanza ad altre strutture di servizio (palazzetto in testa). «Eppure, mi chiedo se sia la localizzazione più giusta per chi arriva ad esempio da Castelfranco», ha detto l'ex assessore Manola Guazzini, per la quale l'ipotesi Ponte a Egola non è da scartare, nonostante i limiti rilevati a livello di sicurezza idraulica. A questo si aggiungono poi le perplessità e le critiche di chi, da sempre, sostiene che la collocazione idonea sia nel capoluogo, salvaguardando il ruolo educativo e culturale del centro: «Una sede naturale» la definisce ad esempio l’architetto sanminiatese Emilio Bertini, per il quale «sarà fondamentale costituire un tavolo tecnico-politico che consenta di individuare la soluzione più idonea».

Posizioni diverse, tutte concordi però sulla necessità di dare finalmente un futuro a una scuola che da tempo non conosce pace. «Crediamo sia giusto rispettare l'autonomia dei Comuni nella scelta della localizzazione - ha concluso il presidente della Provincia Marco Filippeschi - Per il progetto preliminare possiamo pensare di farcela entro giugno».

Giacomo Pelfer

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