Gioco
«I dazi di Trump? Problema in prospettiva»
Il presidente ha risposto a chi lo accusa di delocalizzare in Asia: strategie per conquistare mercati
PONTEDERA. L’inizio dell’era di Donald Trump nei panni di presidente degli Stati Uniti preoccupa Roberto Colaninno. Il tema dei dazi è stato uno degli argomenti su cui il numero uno del Gruppo Piaggio si è soffermato durante l’incontro con i sindacati. «Può essere un problema in prospettiva», ha detto puntualizzando che il mercato a stelle e strisce non rappresenta un fondamento delle vendite dei veicoli prodotti dalle sue fabbriche.
La differenza tra gli Usa e mercati come quello indiano o vietnamita è netta. Questi ultimi due hanno numeri di gran lunga superiori al primo. «La politica dei dazi, però, è pericolosa e dovremo giocoforza monitorare la situazione», ha aggiunto il presidente.
Il rischio è quello che sta già avvenendo nel settore dell’automotive, con numerose aziende tra cui anche Fca, la Fiat per intenderci, costrette ad annunciare investimenti faraonici negli Stati Uniti, con annessa creazione di centinaia di posti di lavoro, se vogliono evitare problemi con la nuova amministrazione statunitense, decisa a salvaguardare l’economia americana.
Semmai, l’argomento dei dazi è stato trattato da Colaninno per respingere al mittente (parte dei sindacati) l’accusa di delocalizzare le produzioni. Secondo quanto spiegato, il presidente ha sottolineato che gli insediamenti produttivi in Asia sono state strategie aziendali per inserirsi in mercati che, appunto, applicano dazi a chi produce all’estero. Con la realizzazione di stabilimenti in partnership con imprenditori locali è stato possibile “aggirare l’ostacolo” e produrre comunque utili che sono serviti anche a mantenere i livelli occupazionali a Pontedera, nonostante un calo dei volumi registrato dal 2009 a oggi del 30% nel mercato europeo. Un vanto di Piaggio è affermare che, malgrado un mercato lontano dal concetto di espansione, non ci sono stati licenziamenti negli stabilimenti italiani. Tesi controbattuta dall’ala più radicale del sindacato che, invece, parla di una lenta ma inesorabile emorragia di posti di lavoro.
E comunque, la necessità di fare i conti con lo spettro dei dazi imposti dagli Stati Uniti del neo presidente Donald Trump si vede già in alcuni settori che sfruttano il mercato online. (a.q.)
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