Il Tirreno

Pontedera

Scarpe, export a rischio per un guaio burocratico

Scarpe, export a rischio per un guaio burocratico

Con il passaggio del Corpo forestale dello Stato all’Arma dei carabinieri i certificati Cites non sono più validi: calzature bloccate nei magazzini

2 MINUTI DI LETTURA





CASTELFRANCO. La storia è di quelle tipicamente italiane. Una di quelle dove la burocrazia riesce a bloccare in modo inspiegabile anche ciò che fino a ieri funzionava senza intoppi. A farne le spese ci sono le imprese, in testa i calzaturifici ma non solo, che si ritrovano nell'incredibile condizione di non poter far uscire i prodotti dalle aziende. Migliaia di scarpe ferme nei magazzini, almeno fino a quando non arriveranno gli appositi certificati un tempo rilasciati, senza difficoltà, dal Corpo forestale dello Stato. Il problema, infatti, riguarda certi tipi di pellame, per i quali ogni azienda che vende o che acquista deve essere in grado di fornire gli appositi certificati Cites, stabiliti per tracciarne la provenienza dalla Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione. Per il nostro Paese, la competenza al rilascio dei Cites è sempre stata appannaggio degli uomini della Forestale. Tuttavia, dal primo gennaio di quest'anno, con l'assorbimento della Forestale nell’Arma dei carabinieri, qualcosa sembra essersi inceppato.

«Eppure - dice Paolo Nacci, presidente del Consorzio Calzaturieri (oggi Toscana Manifatture) - sono sempre le stesse persone a doversene occupare».

La competenza, infatti, è passata al Comando per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare dei Carabinieri nel quale è confluito il Corpo forestale. Alla fine, insomma, sembrerebbe essere cambiato solo il nome. Ma questo basta, a quanto pare, a stoppare tutto: «Praticamente - spiegano dal Consorzio - per ragioni di timbri, stampati ed altre banalità i vecchi Cites non sono più validi e per rilasciare i nuovi l'organizzazione è in alto mare».

Per questo motivo Toscana Manifatture si è rivolta ad Assocalzaturifici, l'associazione nazionale dei calzaturieri, che insieme ad Unic (l'Unione nazionale industria conciaria), all'Associazione italiana Pellicceria e all'Associazione pellettieri italiani, ha scritto una lettera indirizzata ai ministri Maurizio Martina, Gian Luca Galletti, Carlo Calenda e al generale Tullio Del Sette comandante dell'Arma.

«Le conseguenze di questo stallo - si legge - sono pesantissime per le nostre imprese, che si trovano impossibilitate ad esportare verso Paesi extra europei». Da qui l'appello per una soluzione immediata. «La situazione è tragica - aggiunge Nacci - Queste lungaggini stanno compromettendo la consegna nei tempi stabiliti e le fabbriche si trovano nelle condizioni di non poter far nulla».

Giacomo Pelfer

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web