Il Tirreno

Pontedera

Fallimenti, sparite 110 ditte

di Pietro Barghigiani

Lieve riduzione rispetto alle 134 del 2015. L’edilizia tra i settori più colpiti

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PONTEDERA. Calano le dichiarazioni di fallimento, ma aumenta anche se di poco il numero di chi porta i libri contabili in Tribunale per cessazione dell’attività causa debiti.

Il barometro della crisi misurato dai default in provincia segna 114 sentenze tra fallimenti e liquidazioni societarie stando a quanto registrato dalla Camera di commercio. Un 17 per cento in meno rispetto all’andamento registrato nel 2015 quando ad alzare bandiera bianca furono 134 aziende. Le cosiddette pendenze - le pratiche in istruttoria - sono passate da 782 a 811 (il periodo in esame va dal luglio 2015 al giugno 2016) con un incremento di quasi il 4 per cento.

I settori. L’edilizia guida la pattuglia di chi non ce l’ha fatta. Sintesi di una difficoltà di un’economia che affida al mattone uno dei propellenti per ripartire. Di rimbalzo anche l’immobiliare risente dell’impasse e sfodera diverse Srl ko. Segnali negativi anche dalla ristorazione dove, le storie in Tribunale lo raccontano, non è poi così semplice avviare un’attività e incrociare le dita. Le difficoltà ci sono anche in un settore dove, a dispetto di un’apparenza in salute, la concorrenza è dura e lascia sul campo chi non fa tornare i conti.

Speranze svanite. Le sofferenze arrivano anche dal comparto della meccanica. Il simbolo è il fallimento della “Nuova Bulleri Brevetti”, filiazione in forma cooperativa di un’azienda storica del Cascinese, la Bulleri Macchine.

Fondata nel 1935 e poi acquistata dalla Sicar di Carpi, la società emiliana nel 2009 ne aveva annunciato la chiusura. Lo slancio di chi voleva ancora sperare in un futuro si tradusse in una scommessa su se stessi: rilevare l’azienda costituendo una cooperativa di lavoratori. L’avventura iniziò nel 2010. Un modello animato da volontà e ottimismo.

Nata con la specializzazione di "stampi" e modelli per l'aeronautica realizzati sia per la fabbrica di idrovolanti di Marina di Pisa, sia per la Piaggio, nel corso degli anni le lavorazioni si erano diversificate nel legno e poi nell’alluminio e nella plastica. Con 500 euro a testa, più i fondi della mobilità, e la fiducia di Lega Coop e banche, i lavoratori diventarono imprenditori-manager. Quindici soci (nel 1968 i dipendenti erano 130) per rinascere dalle ceneri di una chiusura. Il verdetto del mercato ha anticipato quello del Tribunale.

I numeri. Stando alla relazione sull’attività 2016 del Tribunale stilata dal presidente, Salvatore Laganà, sul fronte delle procedure concorsuali (giugno 2015-luglio 2016) sono state depositate 354 istanze di fallimento. Pendenza iniziale di 782 procedure, quella finale a 811 procedure e una modesta diminuzione rispetto alle istanze presentate nel precedente periodo di osservazione pari a 361. Ne sono state definite 404 con 145 dichiarazioni di fallimento mentre le chiusure ammontano a 116 (furono 40 nel periodo precedente).

«C’è un leggero incremento delle procedure concorsuali pendenti – scrive il presidente Laganà – dovuto sia all'ulteriore aumento delle dichiarazioni, sia al fatto che le chiusure sono seppure in aumento ancora inferiori alle nuove dichiarazioni e incontrano sempre difficoltà legate alla stasi del mercato ed alle conseguenti difficoltà di liquidazione».

Le istanze di ammissione a concordato preventivo sono state 41 a fronte delle 49 nel periodo di osservazione precedente.

La pendenza finale dei procedimenti di concordato preventivo è di 36 rispetto a una pendenza iniziale di 41.

Immobili all’asta. La più grande agenzia immobiliare è nel palazzo di piazza della Repubblica.

Il Tribunale dispone di 1737 tra case e capannoni da mettere all’asta. Una crescita di quasi il 7 per cento rispetto alle pendenze dello stesso periodo arrivate a quota 1672. Le aste vanno deserte e gli immobili si accumulano arrivando a deteriorarsi e deprezzarsi con offerte a prezzo di saldo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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