Il Tirreno

Pontedera

Voleva uccidere soltanto la mamma

di Sabrina Chiellini

Daniela Marzetti al giudice: «Non ce l’avevo con la zia». Arresto convalidato, disposti gli esami tossicologici

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VOLTERRA. È una donna molto combattuta quella che si presenta davanti al Gip del tribunale di Pisa, Giulio Cesare Cipolletta. Da quando ha ucciso con l’auto del marito la madre Angela Cuviello, 70 anni e la zia Lucia Cuviello, 75 anni, l’omicida, Daniela Marzetti, operatrice socio sanitaria, è rimasta in carcere a Pisa. Al magistrato, Aldo Mantovani, che l’ha sentita per la prima volta a distanza di poche ore dall’incidente, la cinquantenne ha mostrato tutta la sua debolezza e tutto lo smarrimento conseguente.

Con il passare delle ore, Daniela Marzetti si sta rendendo conto di quello che è accaduto anche se dice di non ricordare i momenti dell’incidente. Lo aveva detto al pubblico ministero il pomeriggio di lunedì 9 gennaio quando ha ucciso madre e zia e lo ha ripetuto anche ieri mattina davanti al Gip. Durante l’udienza di convalida Daniela, assistita dall’avvocato Erica Ballatori, si è dimostrata orientata e lucida fino a quando c’è stato da rispondere sui motivi del suo risentimento nei confronti della madre.

La donna probabilmente voleva uccidere solo la mamma. Del suo rapporto con Angela, dei litigi, dei motivi di conflitto, ha parlato a lungo. Ha confermato di avere dei motivi di risentimento verso la madre e il marito, Luca Fulceri. Sarebbero stati loro due, secondo la versione dell’arrestata – che soffre di manie di persecuzione – a complottare sistematicamente contro di lei. Quando le è stato chiesto se aveva dei motivi di risentimento nei confronti della zia, Daniela ha risposto con un secco no. Ha quindi risposto alle domande del giudice relative a quello che è successo la mattina del 9 gennaio. L’arrestata, che è accusata di duplice omicidio volontario, ha detto di avere accompagnato il figlio a scuola, di essere andata a fare la spesa alla Coop e di aver deciso poi di andare a fare un giro in città. Da questa decisione in poi il racconto si fa denso di «non ricordo» e di momenti di «buio».

«Ho capito quello che era successo, che avevo investito mia mamma e mia zia, solo quando me lo hanno detto all’ospedale. Mi dispiace». In buona sostanza l’arrestata, così come aveva detto in un primo momento al pubblico ministero, anche durante l’udienza di convalida sostiene di non avere alcun ricordo dell’incidente. Ha visto la mamma che camminava sul marciapiede vicino al teatro Romano e non ci ha visto più.

La zia, quindi, da quello che è emerge in questa prima fase, è una vittima casuale. Il vero obiettivo era la madre con la quale Daniela litigava per tutto e su tutto. Non si sentiva compresa, apprezzata, amata. Ma questo rientra nella tipica patologia di cui soffre Daniela. La madre Angela in realtà faceva tutto per lei, le voleva bene, si manteneva in stretto contatto con il genero, per cercare di aiutarla. E questo interesse era scambiato dall’arrestata per un «complotto» contro di lei. Chiaramente si è detta dispiaciuta per il gesto nei confronti della mamma, ma anche verso la zia, che ha confermato di ritenere estranea ai suoi conflitti familiari.

Al termine dell’udienza il Gip Cipolletta ha convalidato l’arresto e disposto la misura cautelare in carcere nei confronti della donna che già era al Don Bosco. Non è escluso che seguirà anche una perizia psichiatrica per stabilire le condizioni psicofisiche della donna e la sua capacità di intendere e di volere al momento del fatto. Le indagini della polizia proseguono: sono stati acquisite le cartelle cliniche dell’operatrice socio sanitaria. Si sta ricostruendo tutto il suo percorso medico, le terapie che riceveva al centro psichiatrico e dal dottore che l’aveva in cura, Fabrizio Lazzerini, anche lui sentito dalla polizia. Così come si mettono insieme le informazioni del Sert: lo scopo è quello di verificare se la donna abbia, o abbia avuto in passato, problemi di alcolismo o legati all’uso di sostanze stupefacenti. Per questo motivo il pubblico ministero ha disposto che siano effettuati test tossicologici sui suoi capelli oltreché sul sangue e sull’urina. La consulenza è stata affidata ieri mattina al dottor Mario Giusiani, esperto di tossicologia forense. Ieri mattina il pubblico ministero ha affidato l’incarico per l’autopsia sui corpi delle due donne al dottor Marco Di Paolo della Medicina legale dell’Azienda ospedaliera-universitaria pisana. Oggi le salme saranno restituite alle famiglie, che potranno fissare la data dei funerali.

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