Gioco
«Mi dispiace siano morte, ma non ricordo»
La cinquantenne che ha ucciso con l’auto la madre e la zia ha detto al magistrato di non avere memoria dell’investimento
VOLTERRA. La vera ossessione di Daniela Marzetti, la donna di 50 anni che con l’auto ha travolto e ucciso la mamma e la zia, era soprattutto Angela, sua madre. Un rapporto conflittuale quello tra le due donne, che i disturbi psichiatrici di Daniela avevano fatto diventare sempre più complesso. Daniela non accettava i consigli della madre. Cosa l’altra mattina l’abbia convinta a ucciderla, dando lo stesso destino anche alla zia non è chiaro. E l’ operatrice socio sanitaria, dipendente di una casa di riposo per anziani a Siena, al momento dice di non ricordare l’incidente, i momenti in cui ha ucciso la madre, Angela Cuviello, 70 anni, e la zia Lucia Cuviello, 75. Le ha sorprese alle spalle, ha puntato la Panda nera contro di loro e le ha spazzate via dalla sua vita. Ma non era la zia il vero obiettivo. E durante l’interrogatorio a cui l’ha sottoposta il pm, Aldo Mantovani, dopo l’arresto, l’omicida si è concentrata soprattutto sul disagio nel rapporto con la madre. La stessa donna alla quale pochi giorni prima di Natale aveva dichiarato di volere bene, esprimendo gratitudine per quello che la madre faceva per lei. Tutto l’interrogatorio si è concentrato su questo legame di amore e odio con la mamma. «Mi dispiace di averle uccise, non ricordo dell’incidente», è stata la risposta della donna quando il magistrato le ha chiesto di parlare di quello che era successo lungo la strada, davanti ai resti del teatro romano. «Non ricordo nulla», ha ripetuto più volte, senza parlare direttamente della zia.
Daniela conosceva le abitudini della madre, ma non capitava tutti i giorni che percorresse viale Francesco Ferrucci (ora via Porretti) insieme a una delle sorelle. Nel rispondere alle domade del pm, Daniela, che è difesa dall’avvocato, Erica Ballatori, almeno per la parte che riguarda i complessi rapporti familiari è apparsa abbastanza lucida. Ha riferito su varie situazioni avvenute nel corso del tempo.
Tante volte Angela, che continuava a darsi da fare per la famiglia e voleva molto bene a Daniela, l’aveva accompagnata dai medici del servizio di psichiatria dell’Asl. Voleva che si curasse, le chiedeva di cambiare abitudini. E Daniela, invece, non riusciva a vincere la malattia. Soffriva di manie di persecuzione, hanno confermato gli investigatori dopo che l’hanno arrestata con l’accusa di duplice omicidio volontario e poi trasferita in carcera a Pisa. Ma per i medici Daniela non era pericolosa. Una volta poi, di fronte alle insistenze della madre che voleva per la figlia un percorso medico diverso da quello che la psichiatria le aveva proposto, Angela si era sentita rispondere - così raccontano in questi giorni i familiari - che non era Daniela la persona pericolosa. Ecco perché Assunta, sorella delle donne uccise, ma anche il marito di Daniela, Luca Fulceri, hanno parlato di “tragedia annunciata”.
Dopo la tragedia si era diffusa la voce tra i familiari delle vittime che si stesse valutando la possibilità di tutelarsi dal punto di vista legale, in quanto potrebbe esserci stata una leggerezza nel valutare l’effettiva gravità delle condizioni dell’operatrice socio sanitaria. Tant’è che la donna, che pure in passato aveva avuto problemi, si era allontanata da casa, aveva avuto un incidente con l’auto che aveva preoccupato i suoi e aveva già aggredito la madre durante una violenta lite in famiglia. Forse è anche per tutti questi motivi che al dottor Fabrizio Lazzerini, lo psichiatra che aveva in cura la donna e che è stato sentito dalla polizia dopo l’incidente, l’Asl ha chiesto di non rilasciare alcuna dichiarazione.
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