La protesta
Fiom contro Ristori: «Dopo i licenziamenti la delocalizzazione»
PONTEDERA. La Ristori sta pensando di liquidare la società? O investire in una nuova lasciando a piedi non solo i 44 operai già licenziati, ma anche quelli che sono stati esclusi dalla maxi messa in...
PONTEDERA. La Ristori sta pensando di liquidare la società? O investire in una nuova lasciando a piedi non solo i 44 operai già licenziati, ma anche quelli che sono stati esclusi dalla maxi messa in mobilità? Sono due quesiti che il rappresentante della Fiom Cgil, Stefano Benvenuti, getta sul piatto della discussione creatasi attorno alla vicenda che ha lasciato una ferita sociale indelebile in Valdera.
«Le Officine Ristori hanno deciso di garantire la prosecuzione dell'attività d'impresa privandosi della ricchezza formativa, d'esperienza e produttiva di 44 lavoratori - scrive Benvenuti - l'azienda ha licenziato, a due giorni da Natale, chi faceva fattivamente la produzione. Scelta questa, quantomeno bislacca». Il sindacalista critica la scelta di aver mantenuto al lavoro i dipendenti che percepiscono le maggiorazioni di stipendio denominate “superminimi” e di aver lasciato al loro posto quasi la totalità degli impiegati, eliminando «chi faceva la produzione. Le Officine Ristori hanno sempre sostenuto di aver presentato domanda di concordato preventivo in continuità per superare la crisi aziendale in atto, nell'intento di salvaguardare la prosecuzione dell'attività imprenditoriale». Ma, secondo l’esponente della Fiom, «sembra che la direzione aziendale non abbia scelto né di superare la crisi, né di salvaguardare la prosecuzione dell'attività imprenditoriale. Chi farà la produzione che tradizionalmente e stagionalmente sarà in crescita a partire dalla prima metà del 2017?»
E ancora: «È azzardato dire che le Officine Ristori Spa delocalizzeranno, appaltando quindi a terzi, interi cicli produttivi? - prosegue Benvenuti - Questa è mera ricerca di guadagno ricercata attraverso la mercificazione dei lavoratori. Tutto questo fa pensare che l'azienda stia in realtà cercando la messa in liquidazione della propria attività. O forse sta progettando di investire in una nuova società. Se così fosse, saremmo di fronte ad un ' utilizzo di libertà di impresa e dei propri capitali al di fuori dei vincoli dati dalla procedura concordataria e, soprattutto, al di fuori di quel clima sociale, gravemente compromesso, determinatosi per le scelte imprenditoriali dalla stessa Società assunte».
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