Il Tirreno

Pontedera

Ristori, cause per i criteri dei licenziamenti

Fiom e Uilm: poca equità nella scelta dei lavoratori da tenere in azienda e di quelli da mandare a casa

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PONTEDERA. «Hanno licenziato anche padri di cinque o sei figli». La denuncia di Samuele Nacci della Uilm Uil e di Marco Comparini della Fiom Cgil, rispetto alla vertenza delle Officine Ristori finita con la perdita del lavoro per 44 dipendenti (e non 48 come dichiarato inizialmente), non è fine a se stessa, ma anticipa quello che succederà da qui a sessanta giorni, termine per presentare ricorso contro i licenziamenti. «Non sono stati rispettati i criteri imposti dalla legge», dicono i due sindacalisti.

Esigenze tecnico-produttive ed organizzative (la mansione per intenderci), anzianità di servizio e carichi familiari: questi i criteri imposti dalla legge per i licenziamenti collettivi che devono essere applicati «in concorso tra loro». Secondo Nacci e Comparini, infatti, «è stato dato troppo peso alla mansione rispetto agli altri criteri che, invece, devono essere paritari». Su questo aspetto potrebbero basarsi un buon numero di cause.

Gennaio e febbraio, quindi, saranno i mesi in cui i legali delle due sigle sindacali saranno al lavoro per studiare le carte e procedere con la documentazione per opporsi a buona parte dei licenziamenti. «Tra l’altro, sono stati messi in mobilità 44 lavoratori e non 48 - aggiunge Comparini - non perché la proprietà è stata magnanima. Ma perché nella lista erano stati inseriti anche disabili e donne che, per legge, non potevano essere mandate a casa. Ma ci sono casi ulteriori che stiamo valutando».

E poi c’è il capitolo dedicato alle Rsu e a chi era iscritto al sindacato. «Sono state azzerate le rappresentanze sindacali - spiegano ancora i due sindacalisti - ma anche chi ricopriva ruoli all’interno dei nostri direttivi e molti iscritti al sindacato». Comparini si pone il dubbio che sia un caso, «ma studieremo il modo di approfondire meglio la questione anche in queste circostanze».

Un’altra anomalia, secondo l’esponente della Uil e quello della Fiom, è rappresentata dal mantenimento del posto dei lavoratori che percepivano i supermini: «Siamo stati a discutere per settimane sul costo del lavoro. Poi abbiamo visto che tutti quelli che guadagnano di più sono rimasti. E il loro costo ora è ripartito su 70 dipendenti e non più su 120. Senza contare che sono stati azzerati interi reparti e che, al momento della ripresa dell’attività produttiva, ci sarà bisogno di manodopera. A quel punto vedremo con quali strumenti sarà reperita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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