Il Tirreno

Pontedera

«Il mio sarà il teatro del popolo»

Il neo direttore artistico Andrea Buscemi: stop alla ristretta cerchia radical-chic, ora si volta pagina

4 MINUTI DI LETTURA





CASCINA. Dopo le polemiche che hanno accompagnato la rottura con l’ex direttrice artistica Donatella Diamanti, la Città del Teatro di Cascina inizia l’anno con un nuovo direttore, Andrea Buscemi. «Nonostante non sia nuovo a incarichi del genere (ho diretto i teatri comunali di Montepulciano, Sarteano, Portoferraio, il festival 11 Lune a Peccioli nonché l' emittente televisiva 50Canale), diventare direttore artistico, dopo esserne stato perfino il presidente, della Fondazione Sipario Toscana Onlus che gestisce la Città del Teatro di Cascina, ha per me un grande significato simbolico», afferma Buscemi.

La Città del Teatro «rappresenta parte essenziale di quel sistema teatrale "ufficiale" e consolidato del nostro territorio con quale, devo riconoscerlo, non ho mai avuto buonissimi rapporti. Anzi, dal quale per anni mi sono sentito perfino estromesso. Non è un caso, ad esempio, che per recitare sul palco del Teatro Verdi di Pisa io debba prendere in affitto la sala».

Eppure la compagnia di Buscemi lavora nei maggiori teatri italiani, di recente è stata a Napoli con il “Malato immaginario” con Nathalie Caldonazzo.

Ora, per Buscemi (che aveva partecipato al bando del Comune anche quando era stata scelta la Diamanti) e i nuovi amministratori della Città del teatro, inizia una grande sfida: «Una volta che sono giunto io ai vertici di un Centro di Produzione di rilevanza nazionale come Cascina molti di questi stessi soggetti si sono stracciate le vesti, perché l'"anomalia" che per loro rappresento (che certamente altera il loro consolatorio status quo) li fa precipitare in grave ansia e imbarazzo: prova ne sia che nel 2012, quando anch'io, assieme ad altri autorevoli candidati, partecipai al bando di assegnazione della direzione artistica della Città del Teatro, in quell'occasione prevalse com'era ovvio il soggetto che maggiormente poteva dirsi integrato - o integrabile - in quello stesso sistema di cui parlo: ancora oggi non nascondo affatto che, se la scelta fosse stata veramente obiettiva e autenticamente rispettosa dei reali valori in campo, il risultato sarebbe stato certamente diverso».

I debiti del teatro sono stati messi neri su bianco. Ma se qualcosa dovesse andare storto l’opposizione chiederà il conto ai nuovi amministratori. «I venti politici, si sa, stanno cambiando. Qualcuno scommetterebbe mai, ad esempio, sull'esito delle prossime elezioni pisane? E l’affermazione di Susanna Ceccardi a Cascina ha dimostrato che quel sistema (pseudo) culturale non si poggia nient'altro che sulla politica dei partiti, ovviamente di sinistra: una volta scompaginato l'assetto amministrativo la Lega e il centodestra, che sinora non hanno teatranti da sponsorizzare e piazzare, fanno finalmente scelte obiettive. E chiamano perciò a gestire una Fondazione teatrale non già il solito attore/ drammaturgo/ regista-cortigiano tesserato, ma finalmente un uomo di teatro, mai schierato politicamente. Credo che la vera grande rivoluzione avvenuta a Cascina sia principalmente questa (gli storici poi ci diranno): è in atto proprio una rivoluzione di stampo culturale. E a darne l'avvio è una giovane donna non ancora trentenne».

Sulle polemiche per i cambiamenti introdotti nel teatro di Cascina Buscemi non le manda a dire: «Mi ha fatto molta impressione, ad esempio, la polemica di coloro che - persa la sinistra la roccaforte di Cascina - hanno dovuto rinunciare al ruolo direttivo e artistico che avevano nella Città del Teatro. Per me, abituato a dirigere teatri per poi fatalmente anche perderli (senza che questo mi abbia mai traumatizzato, perché so che fa parte del gioco), tante polemiche fomentate da chi ha esaurito il proprio mandato in Fondazione mi hanno perfino immalinconito».

Un consiglio? «Vorrei dire loro che, se amano davvero il teatro come ho sempre amato io, sarà proprio il teatro stesso a tendere loro la mano e a dargli nuove opportunità, spazi e occasioni. Anche se, per dimostrare di amare davvero il teatro, occorrerebbe sin da subito abbandonare certe pretestuose polemiche».

Buscemi repilica anche a chi crede che l’unico teatro possibile a Cascina sia quello visto finora: «Ecco, nonostante sia dato per scontato che ormai di artisti veri ce ne siano ben pochi in circolazione, la principale mia perplessità va proprio verso un teatro che si spaccia per intelligente e innovativo ma che francamente è solo brutto e mal fatto, semplicemente velleitario. A Cascina se ne è sempre visto tanto, purtroppo. E alla Città del Teatro sogno un clima meno asfittico e più gioioso. Mi hanno perfino raccontato di un clima di guerra fredda all'interno degli uffici, fomentato insensatamente dai vertici. Del resto, non è certo un mistero che in passato i dipendenti fossero chiamati a spaccarsi in opposte fazioni su svariati temi gestionali e artistici, e invitati a firmare petizioni e proclami sottoposti dalla direzione artistica. Questo il clima che non voglio più».

L’augurio? «Sogno che l'ex Politeama divenga il teatro di tutti, e principalmente il teatro del popolo. Non più di una ristretta cerchia radical-chic che, al di là della spocchia che da sempre la caratterizza, sempre meno porta qualcosa di utile al Paese: anche culturalmente. Del resto, così diventando, il teatro non fa che riacquistare la propria funzione storica ed essenziale». (s.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore