Toscana
Il Tirreno dei sorrisi: il nostro futuro negli occhi dei bambini - Il commento
A noi adulti, spesso portatori insani di cattiveria e aridità, spetta il compito di non spegnere la fiammella che è in loro
Bambini di etnie, età, abitudini, personalità, culture e tonalità della pelle diverse che ballano, saltano, fanno capriole, ridono, giocano, ti guardano (e si guardano) con occhi luminosi come solo i diamanti più ricchi di carati possono esserlo.
E, sotto lo sguardo divertito dei loro genitori, formano un arcobaleno razziale - magicamente orchestrato da un buffo (e bravissimo) clown di nome Paco Paquito e dalla sua compagna Celestina - che chissà come, e perché, si fonde in un ordinato unicum, in un’iridescente tavolozza d’artista pronta a fornire tocchi colorati di futuro; di umanità. Senza mai uno screzio; una lite; una semplice, infantile baruffa.
VIDEO I momenti della grande festa
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È un piccolo miracolo, quello generato dalla festa conclusiva della nostra iniziativa intitolata #ilTIRrenodeisorrisi, andata in scena mercoledì nei locali del Gs Bellaria di Pontedera: un pomeriggio speciale (di cui abbiamo dato conto diffusamente sull’edizione cartacea e sul sito), di quelli che riscaldano i cuori; che ridanno fiato all’ottimismo che alberga - magari nascosto - in ognuno di noi, individui "a rischio chiusura" nei confronti di chiunque sia "altro", "diverso da ciò che siamo". Perché se per alcuni, la diversità culturale è positiva in sé, in quanto evoca la condivisione delle ricchezze custodite in ogni parte del mondo, per altri le differenze ci farebbero smarrire il senso della nostra comune appartenenza a un perimetro geografico o ideologico e sarebbero una fonte autoalimentante di conflitti.
Questa seconda teoria gode di un credito proporzionale al fatto che la globalizzazione ha moltiplicato i punti di contatto e di frizione tra le culture, esacerbando gli estremismi, le questioni identitarie che si manifestano sotto forma di attriti, di arretramenti culturali o di nuove rivendicazioni, soprattutto religiose, che divengono fonte di conflitti. La sfida principale consiste quindi nel proporre una visione coerente della diversità, nell’individuare le condizioni grazie alle quali l’eterogeneità culturale, lungi dall’essere una minaccia, può divenire fonte di arricchimento; e nel chiedersi se siamo, o meno, dotati d’un bagaglio culturale in grado di affrontare un tema così vasto, complesso e dirompente, che divide le coscienze.
Ma forse la risposta è proprio negli occhi e nei cuori di questi bambini, protagonisti assoluti d’una splendida festa “universale”. A noi adulti, spesso portatori insani di cattiveria e aridità, spetta il compito di non spegnere la fiammella che è in loro. E di aiutarla, proteggerla, per far sì che diventi un incendio buono, capace di rimettere a posto le cose.
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