Il Tirreno

Pontedera

occupazione a rischio

Taglio ai salari per salvare i posti alle Officine Ristori

Andreas Quirici
Un corteo in difesa dei posti di lavoro alla Ristori (foto di repertorio)
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Un corteo in difesa dei posti di lavoro alla Ristori (foto di repertorio)

È l’ultima carta da giocare, ma la proprietà potrebbe non accettare e procedere con i 59 licenziamenti da sabato. In corso assemblee e contatti con Confindustria

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PONTEDERA. In parte c'era da aspettarselo. Anche se quello che stanno passando gli operai delle Officine Ristori non era per niente auspicabile: arrivare a pochi giorni da venerdì 16 dicembre, giorno in cui scade il contratto di Solidarietà, e non sapere ancora come andrà a finire. Il rischio è che 59 dipendenti siano licenziati da sabato. La metà della forza lavoro della ditta di Montecalvoli, appartenente all'indotto Piaggio, andrà a casa se sindacati, azienda e Unione Industriale Pisana non troveranno la quadra sui costi per un eventuale altro anno di Solidarietà.

Gli operai della Ristori, invece, aspettano una comunicazione che potrebbe anche non arrivare. Quella della proprietà della fabbrica, dove molti di loro lavorano da decenni, che annuncia lo sblocco della trattativa e l'ok a rivedere la decisione di privarsi del 50% dei dipendenti per abbattere i costi del personale e far rientrare il bilancio nei vincoli imposti dal piano del concordato in continuità. Del resto, si tratta di questo: capire quanti lavoratori si possono salvare se i colleghi che percepiscono i superminimi rinunciano alla maggiorazione dello stipendio, facendo risparmiare circa 70mila euro, proprio la cifra che scongiurerebbe il maxi licenziamento.

Non si tratta di capire come valorizzare al meglio la manodopera formata in anni di lavorazioni specialistiche per Piaggio, magari acquisendo commesse da altre aziende per diversificare il proprio fatturato e rendersi meno vulnerabili sul fronte degli inconvenienti del settore metalmeccanico, sempre meno affidabile. Per questo ormai non sembra esserci più tempo, anche se è una delle attività che l'azienda avrebbe dovuto mettere in pratica da due anni.

Ora, l'ultima chance è di abbattere i salari. E forse potrebbe anche non bastare, stando alle parole dei sindacati che raccontano di una proprietà che non vuol sentire parlare di un altro anno di contratto di Solidarietà come, invece, chiedono Uilm Uil e Fiom Cgil. Ieri gli operai hanno fatto un'assemblea con i sindacati. Poi, dopo un contatto telefonico tra questi ultimi e Confindustria, ne hanno fatta un'altra. Conti, denaro da tagliare e telefoni da tenere sotto controllo. Perché la chiamata che annuncia l'esito positivo della vertenza o la convocazione negli uffici per ricevere la lettera di mobilità potrebbe arrivare da un momento all'altro.

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