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Ristori, ultimatum per l’ok al contratto di solidarietà

Ristori, ultimatum per l’ok al contratto di solidarietà

PONTEDERA. Un anno di contratto di solidarietà. E se non saranno dodici mesi, almeno che siano nove o dieci. È questa la richiesta avanzata dai sindacati all’Unione industriale pisana per scongiurare...

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PONTEDERA. Un anno di contratto di solidarietà. E se non saranno dodici mesi, almeno che siano nove o dieci. È questa la richiesta avanzata dai sindacati all’Unione industriale pisana per scongiurare i 59 licenziamenti alle Officine Ristori che, in caso di mancato accordo, diventerebbero effettivi da venerdì 16 dicembre. Il giorno prima, infatti, scade il contratto di solidarietà. Un tempo molto ristretto per trovare soluzioni alternative. Ormai il percorso è tracciato. Occorre sapere se sarà accettato oppure no dalla ditta dell’indotto Piaggio.

Per questo, sindacati ed esponenti della Confindustria pisana, che trattano per conto dell’azienda di Montecalvoli, s’incontreranno lunedì o al massimo martedì. L’ottimismo serpeggia, anche se la situazione resta comunque molto delicata. I lavoratori hanno dato il loro assenso a “giocare la partita” sui costi dei loro salari, vista l’impossibilità di superare i paletti fissati dal concordato in continuità concesso dal Tribunale. Il bilancio di Officine Ristori non può superare i vincoli legati al piano presentato ai creditori. Da qui la necessità di sgravare i costi dell’azienda dimezzando il personale.

«Un anno di Solidarietà non influirebbe più di tanto sui costi - ammettono dalla Fiom Cgil - Con la riduzione di orario Ristori non avrebbe problemi di bilancio. Semmai ci sarebbero costi aggiuntivi legati alla maturazione dei ratei, ma rappresentano davvero poca cosa rispetto al licenziamento di 59 lavoratori. Incontreremo l’Unione industriale pisana ascoltando se la nostra proposta è fattibile o meno. E se riusciremo a ottenere il prolungamento del contratto di solidarietà lavoreremo per limare tutte quelle spese che superano i vincoli di bilancio a cui si deve attenere l’azienda».

Salario aggiuntivo, premi aziendali e super minimi potrebbero essere sacrificati nel nome del mantenimento del posto per un esercito di operai, i 59 a rischio mobilità appunto, che se non dovesse andare in porto il progetto dei sindacati rappresenterebbero un problema sociale per la Valdera. (a.q.)

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