Il Tirreno

Pontedera

Pinza “dimenticata”, devono operarlo di nuovo

di Giacomo Pelfer
L'avvocato Giada Caciagli con Mauro Cellini, vittima della disavventura sanitaria
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L'avvocato Giada Caciagli con Mauro Cellini, vittima della disavventura sanitaria

Ponte a Egola: odissea sanitaria per un uomo di 64 anni che per tre mesi ha vissuto con il pericoloso corpo estraneo vicino all’intestino. E' assistito da un legale del Valdarno

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PONTE A EGOLA. Nella mente di Mauro Cellini, 64enne residente a Dicomano, resterà per sempre il ricordo del volto agitato del radiologo che aveva appena eseguito la Tac. "Ma chi l'ha operata?", ha chiesto il tecnico visibilmente preoccupato, facendo temere il peggio ad un paziente che si era già sottoposto a due interventi a causa di un tumore. Solo dopo, quando la paura viaggiava già a mille, Cellini ha visto quell'immagine shock: dentro il suo corpo, all'altezza dell'intestino, c'era una pinza chirurgica di ben 15 centimetri, rimasta lì per tre mesi senza aver provocato, miracolosamente, alcuna lesione interna.

È l'incredibile disavventura capitata all'ospedale fiorentino di Careggi. Un errore da manuale, del quale si sta occupando un giovane avvocato del Valdarno, Giada Caciagli, originaria di Castelfranco di sotto e con studio a Ponte a Egola e Firenze. Caciagli, infatti, è la referente per la Toscana del portale www.risarcimentosalute.it, che si avvale di avvocati in tutta Italia, per offrire supporto legale a chi ritiene di essere vittima di mala sanità. "La vicenda di Cellini - racconta Caciagli - è iniziata a causa di una diagnosi infausta di tumore al colon, che lo ha costretto ad un primo intervento di resezione dell'intestino eseguito nel mese di febbraio".

Fu lo stesso Cellini a scegliere la struttura di Careggi, anche in virtù delle moderne tecnologie robotiche usate in questo tipo di operazioni. Tuttavia, durante l'intervento, Cellini subì la perforazione della vena iliaca, con conseguente shock emorragico, che ha costretto i chirurghi a una soluzione temporanea in vista di una seconda operazione eseguita a luglio. E fu allora che avvenne la dimenticanza. Così, alla fine di settembre, durante una tac in vista di un terzo e definitivo intervento, i medici si trovarono di fronte alla pinza rimasta a fianco dell'intestino.

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"Sul momento, dalla faccia del radiologo - racconta Cellini - pensai a una complicazione con il tumore, poi iniziai a temere che la pinza potesse aver provocato lesioni interne. Nei tre mesi passati tra la seconda e la terza operazione non ho mai avuto dolore: solo i primi giorni sentivo delle fitte quando mi sedevo". Così, dopo la rimozione, Cellini si è rivolto all'avvocato Caciagli per avviare una richiesta danni in sede civile.

"Quanto è accaduto l'ha veramente segnato, anche a livello di stress - riprende l'avvocato - oltre a subire anche un'alopecia con conseguente perdita dei capelli. L'ospedale si è scusato personalmente con lui, ma è giusto anche fa conoscere questo caso per evitare che si ripeta".

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