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Pontedera

Volti nuovi per lo storico Bar Gini I gestori intendono farsi da parte

Volti nuovi per lo storico Bar Gini I gestori intendono farsi da parte

Il locale, storico punto di riferimento nel centro di Castelfranco, è attivo da quasi settant’anni La titolare: «Il paese è cambiato ma abbiamo ancora un buon giro di clienti, servono energie fresche»

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CASTELFRANCO. Tazzine e piattini scivolano sul bancone di marmo, per la gioia dei tanti clienti del bar che aspettano la “dose quotidiana”. Ma qualcosa al Bar Gini, storica certezza del centro da quasi settant'anni, sta cambiando: i gestori Paola e Bachisio, complice l'età da pensione, da qualche tempo cercano nuovi gestori.

«Di bar così longevi ce ne sono rimasti due in paese, noi e il Ciurli - racconta Paola, attuale titolare, accompagnata dalla sorella Carla - Da qui, in tanti anni, sono passati tutti i castelfranchesi». Storie che si raccontano fra un filo di commozione ed una buona dose d'orgoglio, ricordando i tempi andati e quell'Italia in bianco e nero dove iniziò l'avventura dei genitori di Paola e Carla, Elsa e Giovanni. «Nostra madre era banconiera alla Casa del Popolo, che era dove ora sono i carabinieri. Nel '48 decisero di aprire». La sede, fin dall'inizio, fu in via Marconi, ma in un sito diverso. «Eravamo di fronte, appena poco più in là, verso la porta che guarda l'Arno - racconta Carla. - Rilevarono il bar Ferretti, che era lì da prima della guerra. Fin da subito aprimmo un ristorante, all'epoca c'erano i piani del commercio e un bar, il Tuccini, già c'era nella via». Nel '52, poi, il trasferimento nella sede attuale, accanto all'arco. «Qui, prima, c'era il calzaturificio Martini. Ancora oggi alcuni clienti guardando il bar e si ricordano dove lavoravano, e quella piccola edicola con la Madonnina, nella sala dei tavoli, che all'epoca decidemmo di lasciare così com'era - ricorda Paola. - Quando aprimmo il ristorante in quella sede l'entrata era dall'arco. Da una porticina che esiste ancora. L'insegna era lì». Anni d'oro, di grandi soddisfazioni. «Venivano tutti a mangiare da noi: operai e imprenditori, anche stranieri - ricorda Carla - Eravamo rinomati per la cucina casalinga ed il vino buono. Tanti si portavano il secondo e lo scaldavano sulla stufa, e ordinavano il primo, o viceversa. Per le fiere della pelle venivano un sacco di americani. Nel retro, in cucina, avevamo un enorme caminetto dove arrostivamo».

Proprio con Carla, nel '76, il passaggio da ristorante a bar. «C’era bisogno di cambiare - racconta. - Era un posto da uomini e da biliardo. Anche il campione Marcello Lotti, "lo Scuro", ha giocato qui. Col tempo però ne feci un bar pieno di donne, e arrivò la sala da tè». Infine gli anni più recenti, l'ammodernamento, la gestione di Paola e Bachisio. E oggi la pensione. «Il paese è cambiato, ma questo piccolo bar ha saputo rinnovarsi. Oggi ha il suo giro ed un nome che è una garanzia, ma servono nuove energie - spiega Paola. - Noi vorremmo goderci la pensione. Stare dietro al bancone è dura, bisogna essere diplomatici, bravi nel proprio mestiere. Pure un po' psicologi. Tutti questi anni sono stati una grande esperienza, che ci ha dato tantissime soddisfazioni. Ora tocca ai giovani».

Nilo Di Modica

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di Redazione web