Il dolore
Betti scrisse alle banche «Il teatro è al collasso»
L’assessore Rollo rivela le lettere tra il vecchio presidente e gli istituti di credito Ma l’ex amministratore si difende: «Volete chiudere perché non sapete gestire?»
CASCINA. «La Fondazione Sipario Toscana è al collasso». Lo dicono da mesi i nuovi amministratori comunali e lo sapevano perfettamente i vecchi. Tanto che l’ex presidente del Cda del teatro, Michelangelo Betti, nel corso di una fitta corrispondenza con le banche, di cui è stata data lettura al consiglio comunale di ieri, nel chiedere un finanziamento aveva scritto che il teatro aveva bisogno urgente di quei soldi. «Siamo al collasso, rischiamo la messa in liquidazione della Fondazione», aveva scritto Betti, ieri presente al consiglio comunale.
Oggi, mentre i nuovi amministratori si trovano a mettere mano a un debito di un milione e 400mila euro, a inviare esposti a Procura e Corte dei Conti, «dopo che sono stati buttati tanti milioni di euro», ha detto l’assessore Dario Rollo ai consiglieri, c’è da capire quale sarà il futuro della Fondazione. Rollo ha dunque rivolto un appello agli enti che avrebbero dovuto controllare, e non lo hanno fatto, a farsi avanti per ripianare il debito.
C’è poi l’aspetto del finanziamento sottoscritto dall’allora sindaco Pd, Alessio Antonelli, il 6 giugno scorso senza che nessuno lo avesse autorizzato. In tutto questo caos non si capisce se il teatro possa essere salvato e se potranno essere individuate responsabilità oggettive da perseguire.
«L'amministrazione comunale e il Cda uscente paiono non aver ancora compreso la differenza tra la Fondazione Sipario Toscana e una qualsiasi azienda. I criteri di gestione del teatro di Cascina possono essere ispirati al settore delle imprese private, per dare efficienza, ma la realtà "aziendale" è ben diversa», ha detto ieri Betti. «C'è un futuro o si pensa alla chiusura, scaricando le colpe sulle gestioni passate per mascherare la mancanza di capacità di amministrare una struttura complessa?», ha incalzato l’ex presidente, che pure rischia di dover giustificare dal punto di vista legale il suo operato. «La Città del Teatro è stata pensata, progettata, costruita e gestita. Oltre 20 anni della storia culturale di questo territorio sono legati a quel teatro. La sfida oggi è saper portare avanti questa storia. Non ci voleva un ente esterno per certificare che la situazione fosse difficile, ma in questi anni la scelta dei soci partecipanti alla Fondazione è stata quella di far andare avanti l'attività malgrado le difficoltà. Questo perché alla struttura teatrale cascinese è stato riconosciuto un ruolo fondamentale nel settore culturale per il nostro territorio, e non solo per il nostro. Un settore su cui investire e da difendere», ha aggiunto Betti, ma non è chiaro chi deve investire visto che la Provincia è uscita dalla Fondazione e Cascina non ha le risorse per farlo.
«La relazione trascura l'inversione di tendenza registratasi nel biennio 2014/2015, che ha portato all'azzeramento delle perdite di esercizio, ed è stata realizzata grazie a una rigorosa revisione della spesa. A fianco dei circa 700mila euro di perdite, generatesi con gli sbilanci degli esercizi dal 2008 in poi, figurano quasi 800mila euro di sbilancio concentrati nei primi sette mesi del 2016. Le valutazioni per arrivare a 784mila euro paiono contestabili e, in alcuni casi, vanno contro l'interesse della Fondazione. Sul fronte delle uscite: oltre 300mila euro sono rappresentati dall'individuazione di fondi di accantonamento sui crediti che non vengono ritenuti esigibili. Un'operazione solo contabile, che rischia di far perdere risorse alla Fondazione. Dato che alcuni di quei crediti potrebbero ancora essere recuperati o perché è necessario attendere la conclusione dell'iter di procedimenti giudiziari prima di giungere alla loro cancellazione. Oltre 90mila euro sono inoltre rappresentati da un fondo di accantonamento per una singola causa, ancora aperta».
Betti invita gli amministratori attuali a ripianare: «La gestione avviata da luglio in poi non pare però in linea con queste esigenze. Il teatro ha rinunciato agli incassi negli appuntamenti di maggior richiamo e sembra aumentato il numero di gratuità concesse. Gratuità che sono costate».(s.c.)
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