Toscana
Padre accolla i debiti alla figlia disabile: le pignorano la casa
Il legale: «Ha falsificato la firma di lei per avere un prestito ma il processo penale non può fermare l’asta. Un assurdo»
PISA. Una madre nasce insieme a suo figlio. Un padre a volte aspetta anni prima di nascere. Il padre di Gemma non è mai nato, è un padre abortito proprio nell'esatto istante in cui la madre di sua figlia moriva. Evocare Zeus, Mosè o Telemaco non servirebbe a nulla per raccontare la sua storia, non c'è nulla di mitologico nelle sfortune di Gemma (nome di fantasia). Questa è la cronaca del destino di una figlia abbandonata, usata, raggirata dal genitore e oggi tradita dalla cecità della legge, dai suoi insuperabili paradossi.
«Questa storia comincia nel 2008 e potrebbe finire domani - racconta Luca Bicci, il legale della donna - se la banca sospendesse il pignoramento della casa». Inizia tutto otto anni fa, quando Carlo, 60 anni, cancella la sua responsabilità genitoriale falsificando la firma di Gemma. Succede tutto ad ottobre. Decide di cambiare la macchina e comprare una Renault Laguna ma accollando a lei le rate del leasing. Lo fa per beneficiare di uno sconto, uno sgravio sull'Iva concesso ai portatori di handicap. Sì, perché Gemma è disabile, è venuta al mondo 32 anni fa quasi per miracolo, salvandosi da un parto difficile. È nata in apnea, ne ha riportato un lieve ritardo mentale e difficoltà psicomotorie. Non esce quasi mai di casa. Mai, da quando è morta la mamma, pochi mesi prima, e da allora è sola anche se il babbo vive con lei. Non l’aiuta a muoversi in casa, a fare il bagno, non le prepara da mangiare: dimagrisce talmente tanto da sembrare malata, 39 chili di stenti.
Al concessionario, il padre nemmeno ce la porta, di quel finanziamento lei non sa niente. E nell'autosalone, con la stessa calligrafia, di fronte a un venditore consapevole e compiacente, firma a nome di Gemma il prestito e a nome suo il foglio in cui promette di garantire per lei. Paga lui: una, due, tre rate, poi perde il lavoro e più niente. Solleciti, richiami, ingiunzioni nella cassetta della posta li ritira lui, lei non ne vede mai uno. Né lei né il fratello, che per lavoro invece si è trasferito da tempo a La Spezia e quando torna a Pisa spesso litiga col padre per le condizioni in cui la lascia vivere. Con Gemma condivide la proprietà dell'appartamento nel quartiere di Sant’Ermete. Quella casa per lei è tutto.
Ma la finanziaria ha avviato le procedure per la restituzione coatta del credito, e l’iter da alcuni mesi è esecutivo. Da 24.459 euro di finanziamento, fra una mora e l'altra, il debito lievita: oggi è ad oltre quota 40mila. «Il fratello è venuto a conoscenza del debito solo un anno fa, quando il tribunale civile gli ha comunicato di aver avviato l'iter per la stima dell'immobile e la ripartizione delle quote da assegnare a asta giudiziaria avvenuta - dice il legale - Dell’ingiunzione di pagamento e del pignoramento la ragazza non ha mai saputo nulla, non ne avrebbe neppure compreso il significato. Lui così ha chiesto al tribunale di essere nominato suo tutore e, a nomina fatta, ha sporto denuncia». Ed è qui che la storia di Gemma sembra quasi un archetipo, un'antonomasia di quanto la legge, nei suoi giri complessi, sia capace di farsi semplicemente ingiusta. Il pm Sisto Restuccia apre un fascicolo, ma non può farlo accusando il padre di truffa o circonvenzione di incapace. Gemma, essendo ignara di tutto, non può essere stata raggirata, solo usata. E non si può ipotizzare neppure il falso in scrittura privata (il contratto), né a carico del padre né per il venditore dell’autosalone, perché il reato da poco è stato depenalizzato. Il padre è stato rinviato a giudizio, a febbraio dovrà comparire in aula come imputato, ma per abbandono di incapace. Anche perché Gemma l'ha abbandonata davvero. Da quando è morta la mamma, l'unica che si curasse di lei, che l'accudisse, in casa fra lei e suo padre s'è alzato un muro.
«Prima che tornasse a Pisa suo fratello, era diventata 39 chili», racconta il legale. Ma il processo penale non basta a sospendere il pignoramento. «La prima udienza è già fissata a febbraio - dice Bicci - ma se anche il giudice riconoscesse che il contratto di acquisto dell'auto è un falso, nel frattempo il creditore può mandare all'asta la casa e casomai risarcire in denaro Gemma e suo fratello in un secondo momento. Ma è chiaro che a lei serve soprattutto la casa. Insieme a suo fratello, è l'unica cosa che le rimanga. L'unica speranza è che la banca decida di sospendere tutto». Non tutti i padri diventano padri. Possiamo sperare lo diventi una banca?
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
