Il Tirreno

Pontedera

Fanghi nocivi, la verità di Peccioli «I nostri terreni sono puliti»

Il sindaco presenta i dati rilevati dal Laboratorio Ph: metalli e idrocarburi ben al di sotto dei limiti Una versione opposta a quella dei consulenti della procura di Firenze, titolare dell’inchiesta

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PECCIOLI. Da un lato la procura di Firenze, i cui consulenti dicono che «nei fanghi di depurazione riversati nei terreni agricoli della Toscana sono stati riscontrati valori di idrocarburi pari a 1.500, trenta volte oltre il limite di tolleranza di 50 fissato dalla legge».

Dall’altra il Comune di Peccioli che, attraverso le rilevazioni fatte dal Laboratorio Ph di Tavarnelle Val di Pesa, spiega che dall’esame di «400 ettari di terreno, da cui sono stati ricavati 7.500 parametri analitici derivanti dall’analisi di 250 punti di prelievo e ben 30 dati analitici, possiamo dire senza ombra di dubbio che la nostra terra è pulita».

La vicenda è quella emersa il 13 settembre da un’indagine della guardia di finanza in cui si ipotizza lo smaltimento illegale di 80mila tonnellate di rifiuti nocivi in terreni agricoli da parte una ramificata organizzazione criminale. Scarti industriali tossici i cui fanghi, invece di essere trattati, sarebbero stati riversati nei campi di aziende agricole anche della Valdera e dell’Empolese. L’inchiesta, al momento, ha prodotto sei misure cautelari, nei confronti di altrettanti imprenditori accusati di aver smaltito in modo illegale i fanghi fin dal 2013. In più sono state indagate 31 persone. Tra le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, dal pm della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, Giulio Monferini, ci sono quelle di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, truffa ai danni di un ente pubblico e falsità ideologica.

L’annuncio che «Peccioli è pulita» è stato dato dal sindaco, Renzo Macelloni, in una conferenza stampa a cui hanno partecipato anche Marco Tirinnanzi e Rosa Torre del Laboratorio Ph.

«Abbiamo speso 40mila euro per questa indagine - ha detto il sindaco - perché volevamo sgombrare la vicenda da equivoci riguardanti il nostro territorio. Non per difendere l’operato del Comune, che in tutto questo non ha ruoli, ma il buon nome delle aziende agricole e turistiche della zona, molte delle quali hanno dovuto certificare la bontà del loro operato con i loro clienti. Ora abbiamo questi dati scientifici che certificano la buona qualità dei nostri terreni».

Uno studio che Macelloni è disposto a mettere a disposizione della procura, «se la magistratura lo riterrà necessario». Un’operazione - sottolinea ancora il sindaco - che «può servire anche ai Comuni nostri vicini coinvolti in questa vicenda, perché è molto probabile che pure per loro la situazione sia simile a quella di Peccioli».

Il lavoro del Laboratorio Ph ha riguardato la verifica della presenza di idrocarburi, idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) e metalli in sette aziende agricole, le stesse che hanno l’autorizzazione allo spandimento di fanghi.

«Tutti i valori si sono rivelati ben al di sotto del limite di legge e, in molti casi, sono inferiori anche alla sensibilità di rilevazione dei nostri strumenti - ha detto Tirinnanzi - Da qui possiamo affermare che i terreni di questa zona sono compatibili con la destinazione verde agricola».

Tra i territori coinvolti nella vicenda dello spandimento dei fanghi, oltre a Peccioli, anche Palaia, Fauglia, Crespina e Montaione. Una notizia che ha creato il caos tra gli operatori del settore e polemiche per l’uso dei fanghi in agricoltura.

«E che rischia di fare danni alla nostra economia se non approfondita al più presto - aggiunge il sindaco Macelloni - Ecco perché abbiamo voluto fare analisi per conto nostro senza attendere lo sviluppo dell’inchiesta della procura a cui, comunque, ci rimettiamo. Credo sia giusto tutelare l’immagine delle nostre aziende che sono, in realtà, la ricchezza di questo territorio».

Andreas Quirici

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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