Attenzione
«Le strade sono lasciate in abbandono e sono pericolose»
MONTOPOLI VALDARNO. Stavolta ha deciso di scrivere anche al prefetto l'imprenditore Michele Di Gianni, montopolese, con un passato in politica nelle file della Dc prima e dell’Udc poi, per segnalare...
MONTOPOLI VALDARNO. Stavolta ha deciso di scrivere anche al prefetto l'imprenditore Michele Di Gianni, montopolese, con un passato in politica nelle file della Dc prima e dell’Udc poi, per segnalare la pericolosità e il degrado di molte strade del proprio Comune.
Una controreplica quella Di Gianni, in risposta alle dichiarazioni dell'assessore ai lavori pubblici Alessandro Varallo dopo una prima lamentela dello stesso Di Gianni, dedicata soprattutto alle condizioni della via Palaiese e al biglietto da visita che Montopoli regala ai suoi turisti. In quella risposta, Varallo aveva contestato l'immagine di un territorio in balia di rifiuti e trascuratezza, ricordando come molte delle critiche sollevate da Di Gianni attengano in realtà alla responsabilità di altri enti. Per tutto ciò che compete al Comune, invece, l'assessore aveva parlato di una programmazione dettata da «un ordine di priorità»: un ordine nel quale, prima delle manutenzioni, trovano posto l'attenzione ai servizi scolastici e a quelli sociali. Così, Di Gianni ha deciso di scrivere una mail, inviata al sindaco Giovanni Capecchi e al prefetto Attilio Visconti, per segnare un problema di sicurezza. «Perché le principali strade che servono il territorio del Comune di Montopoli - scrive Di Gianni - versano in grave stato di manutenzione, con asfalti sconnessi e buche, prive di segnaletica e con fosse laterali non pulite da anni, tali da non far più defluire più le acque causando smottamenti e allagamenti pericolosi». Un problema al quale si accompagna anche l’abbandono indiscriminato di rifiuti: «Una sorta di discarica a cielo aperto disseminata un po' dovunque - dice l'imprenditore - con una situazione che si sta aggravando sempre di più». Per tutte queste situazioni, a detta di Di Gianni, è il Comune a dover fare di più. «Ritengo che al di là dello scarica barile delle competenze - scrive ancora - spetti all'amministrazione comunale farsi carico, senza perdere altro tempo, di rimuovere questa grave situazione a tutela del territorio. Una situazione che, altrimenti, rischia di richiedere poi ingenti costi a danno delle casse pubbliche. Senza dimenticare la necessità di tutelare la salute dei cittadini e il decoro di un territorio a vocazione turistica».( g.p.)
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