Il Tirreno

Pontedera

il commento

La storia condivisa di una comunità che si scopre unita

di SERGIO BRACCINI
La storia condivisa di una comunità che si scopre unita

Memoria e orgoglio: generazioni che s'incrociano e rinforzano il senso di appartenenza alla città in cui vivono

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PONTEDERA La storia di ciascuno che diventa storia condivisa; memoria di tutti e per tutti. Il ricordo, cemento dell’identità collettiva, che costituisce una nuova/vecchia comunità, ne alimenta il senso d’appartenenza. E ci spinge a uscire da casa, in una serata da lupi, con un temporale che prende a schiaffi e inzuppa ben bene la città, per riunirci, in tanti, stipati in una sala che, pur grande e abituata ad accogliere eventi, anche molto seguiti, fa fatica a contenere il pubblico; che è al contempo attore e spettatore. E allora ci si stringe. Si fa posto all’amico o all’amica che rivediamo con piacere dopo tanto tempo; dividiamo la sedia o il già angusto spazio occupato restando in piedi, appoggiati alla parete, con suo figlio, suo nipote.

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Generazioni che s’incrociano, si studiano. E, soprattutto, si ascoltano. In un modo tanto familiare, e quindi naturale, quanto “rivoluzionario”, visti i tempi, scanditi dall’insofferenza e dalle quotidiane e alienanti invettive degli “odiatori” di professione che affollano e alimentano ogni forma di dibattito sui social network. Ci si riscopre “vicini”. Nel senso vero del termine. Vicini perché prossimi; in contatto. Legati da un filo rosso che si alimenta, si rafforza, man mano che si srotolano le testimonianze, i vissuti; del politico, della religiosa, del giornalista, del medico, del sindacalista, dell’imprenditore, dell’artista, del poeta. Di tutti coloro che sono stati al centro dell’iniziativa del Tirreno, che ha proposto al Comune di intestare alcune nuove vie a concittadini che hanno contribuito alla crescita economica e sociale di Pontedera.

Uno spaccato di umanità, di storie, piccole/grandi gioie, o drammi, raccontati con passione e semplicità. Con un’eccezionale e “antica” sintonia tra chi è lì, in piedi, davanti alla platea, emozionato, commosso, a tracciare con parole che accarezzano i cuori il profilo della persona cara, e chi ascolta. E la serata scorre via, tra applausi, sorrisi (perché c’è spazio anche per aneddoti divertenti) e lacrime trattenute a stento, o asciugate con la rapidità di un croupier. Mentre, a poco a poco, i ricordi e la memoria diventano un’ideale lavagna piena di messaggi. Che, tutti insieme, descrivono molto meglio di qualunque post, di qualunque video, di qualunque supporto infografico, il valore d’una variegata comunità umana, “orgogliosamente pontederese”, preziosa perché irripetibile, in quanto dotata di una propria, forte identità. 

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