Il Tirreno

Pontedera

«Tolgo le slot Ho visto troppa gente rovinarsi col gioco»

di Sabrina Chiellini

La scelta di un tabaccaio di Ponte a Egola: al loro posto una vetrina con l’oggettistica legata alle feste di Natale

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PONTE A EGOLA. Ha dovuto portare pazienza per circa diciotto mesi, il tempo necessario a chiudere ogni rapporto con Lottomatica, ma alla fine un tabaccaio di Ponte a Egola è riuscito a “liberarsi” di due slot machine.

Claudio Di Graziano, titolare di Antica Tabaccheria, non ha difficoltà a raccontare per quale motivo ha preso questa decisione. «Bisognerebbe riprendere la campagna “No slot”, tanto i giochi elettronici come le slot sono solo un modo in più per lo Stato di fare soldi», racconta il tabaccaio, ben felice di sensibilizzare i clienti e, in generale, i cittadini sulla ludopatia.

«Per noi è stato come toglierci un peso dallo stomaco – racconta Di Graziano – Quando finalmente ho ricevuto la comunicazione da parte di Lottomatica ho tirato un sospiro di sollievo».

Il commerciante spiega che non è stato semplice seguire tutti gli adempimenti burocratici che sono necessari per poter staccare le spine di questi apparecchi “mangiasoldi”.

«Siamo liberi da questo terrore – aggiunge – e non crediate che le slot diano un grande vantaggio a chi le installa. La maggior parte dei guadagni va allo Stato, direi che lo Stato “mangia” l’80 per cento degli incassi che derivano da chi gioca».

Il tabaccaio racconta di avere installato le due slot da cui oggi divorzia circa quattro anni fa. Un piccolo record in positivo, comunque, il commerciante se l’è assicurato. Nonostante la presenza dei giochi elettronici i ladri che di solito vanno a caccia dei soldi delle scommesse lo hanno ignorato.

«Per fortuna – ammette – non abbiamo subito furti. Ma non è questo che ci ha convinto a rinunciare alle macchinette». Il tabaccaio confessa di essersi pentito di avere fatto la richiesta per installare le slot subito dopo che i giochi elettronici avevano fatto il loro ingresso nel suo negozio.

«Non è stato un grande guadagno e poi alcuni clienti, dopo che hanno fatto un percorso di recupero, mi hanno raccontato di quanti soldi hanno bruciato giocando nelle slot. Non possiamo fingere di non vedere certe situazioni».

Di Graziano racconta di avere già messo nel ripostiglio le due slot, anche se non poteva ancora organizzare il loro trasloco.

«Al posto delle slot arriverà una bella vetrina con la merce del Natale, la preferisco, abbiate pazienza. E spero che anche altri tabaccai seguano il mio esempio».

L’azzardo è un’industria e un business che invece di creare valore lo brucia, lo consuma desertificando legami sociali e dissipando il risparmio: da qui partono le varie iniziative contro le scommesse con i giochi elettronici. Tuttavia, anche se ci sono campagne di informazione, la ludopatia continua a mietere vittime.

Anche quello legale, offerto dallo Stato, va perciò chiamato con il suo nome che non è “gioco” e non è “abilità”.

«L’azzardo è azzardo, genera crescente povertà, sofferenza. Ed è, in modo sempre più manifesto, una questione di salute pubblica, di legalità e di malessere familiare e sociale. Lo possiamo testimoniare noi che siamo a contatto tutti giorni con le persone affette da Gap (gioco d’azzardo patologico) e con le famiglie a cui appartengono, con i tanti tra loro che per disperazione si rivolgono agli usurai», si legge nel manifesto delle associazioni anti azzardo.

Lo sanno gli amministratori locali, sia nei Comuni che nelle Regioni, i quali sempre più in questi anni hanno deciso di intervenire per regolare e limitare il fenomeno perché seriamente preoccupati per l’impatto sulla vita dei loro concittadini.

«Questo e non altro dovrebbero essere anche il punto di partenza e il primo pensiero per il Governo e il Parlamento», scrivono ancora i sostenitori della campagna No slot.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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