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Pontedera

il ricordo di baldacci, ex vicesindaco

«Rimanemmo isolati in casa al freddo e con pochi viveri»

«Rimanemmo isolati in casa al freddo e con pochi viveri»

PONSACCO. «Nella mia vita ho vissuto varie alluvioni - spiega Floriano Baldacci, ex vicesindaco di Ponsacco - La prima è stata quella del '66, quando avevo 17 anni, e abitavo con la famiglia in via...

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PONSACCO. «Nella mia vita ho vissuto varie alluvioni - spiega Floriano Baldacci, ex vicesindaco di Ponsacco - La prima è stata quella del '66, quando avevo 17 anni, e abitavo con la famiglia in via Puntale, al piano terreno. Arrivò l'acqua dell’Era il 4 novembre del '66: si spinse fino al ponte, colpendo abitazioni, negozi e laboratori artigiani, lungo via Valdera C., e arrivando fino alle campagne di Valdicava lungo via Chiavaccini, via Maremmana, via Pinocchio. L'Era non aveva argini e fu facile la tracimazione. In quel periodo ero studente dell'istituto d'arte a Cascina e fui costretto a rimanere a casa alcuni giorni».

Floriano Baldacci, classe '49, ex vicesindaco nella giunta Cicarelli, ha vissuto la prima alluvione nel '66, quando era iscritto ai Giovani Comunisti. Oggi è pensionato, sposato, con due figli, è attivo nelle file del Pd. È membro attivo della Protezione Civile, ha vissuto come amministratore l'alluvione del 2014 a Ponsacco, calzando gli stivali con l'acqua fino alla pancia, per aiutare i cittadini. È stato lui stesso alluvionato nel '92 e nel '93, ha prestato servizio ai terremotati a L'Aquila e a Reggio Emilia, ha guidato anche la ruspa durante le nevicate per spalare neve.

«Nel '66 nella mia casa l'acqua fangosa riempì il garage fino a mezzo metro - racconta Baldacci - mentre in strada arrivò a un metro e mezzo. Eravamo senza telefono e la luce andava e veniva. Quando ci informarono che l'Era aveva allagato a Pontedera, rompendo l'argine alla Montagnola, tirammo un respiro di sollievo, altrimenti i danni per Ponsacco sarebbero stati maggiori. Il fiume Cascina era tenuto sotto controllo, sul ponte molta gente stava a sorvegliare, perché mancavano davvero pochi centimetri alla tracimazione. Rimanemmo isolati in casa con i soli viveri della dispensa. Si segnava sul muro il livello dell'acqua fangosa, e pian piano scendeva. Alcuni ponsacchini avevano le barche e si improvvisarono traghettatori: salvarono diverse persone. Era freddo, e non ci si poteva scaldare. Ricordo di aver spalato tanto fango, nonostante lo spavento dell'alluvione, anche con i secchi».

«La città più danneggiata fu Pontedera, la solidarietà fu immediata - prosegue l’ex vicesindaco - verso amici e parenti. In un primo momento si poteva arrivare fino al cimitero di Pontedera, ma quando l'acqua si ritirò, corremmo subito alla fabbrica di vestiti da bambini "Marli", che era di nostri parenti. Tra i primi ponsacchini, che entrarono nella Pontedera alluvionata, ci fu il geometra Lovanio Lombardi, ormai scomparso, padre dell'ingegner Giovanni, che entrò in città con un gommone e i volontari».

Elena Iacoponi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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