Toscana
«Siamo penalizzati dalle ordinanze contro i botti»
I commercianti di fuochi d’artificio in provincia di Pisa contestano le scelte dei Comuni e chiedono aiuti al prefetto
PONTEDERA. Le ultime ordinanze dei sindaci contro i botti, di fatto, era come se vietassero anche lo scoppio di un airbag o le candeline luminose sulle torte. Parte da alcuni commercianti di fuochi d'artificio della Valdera e dall'ingegnere Antonio Nanna, proprietario di due rivendite di fuochi d'artificio ("La Girandola" di Cascina e Capannoli) e segretario regionale del Sinop - Sindacato nazionale degli operatori pirotecnici, la battaglia contro le ordinanze che hanno vietato l'uso di fuochi d'artificio nel periodo di fine anno 2015.
«Si tratta di ordinanze illegittime. L'anno passato alcuni sindaci della provincia di Pisa le hanno emanate addirittura pochi giorni prima delle feste senza concedere la possibilità di impugnarle davanti al Tar - dice Nanna - e senza rendersi conto di quello che effettivamente vietavano. Se quelle ordinanze venissero fatte rispettare, si vieterebbe persino lo scoppio dell'airbag delle auto».
I commercianti di fuochi di artificio, per ora, hanno trovato poche orecchie disposte ad ascoltare: «Solamente alcuni prefetti, in Toscana quello di Pistoia, hanno compreso dove sta l'errore e sono intervenuti».
Secondo il Sinop, se si vogliono vietare i botti, quelli veramente rumorosi e pericolosi, bisogna agire diversamente. Finora i "fuochi" classificati nella categoria F4 Ue, ovvero per uso esclusivamente professionale e quindi da impiegare solo negli spettacoli pirotecnici, erano prodotti sotto mentite spoglie e venivano spesso ceduti a chi non ha conoscenze specialistiche richieste. «Lo sparo di questi "petardoni" - dice Nanni - richiede realmente l'autorizzazione della locale autorità di pubblica sicurezza come erroneamente hanno invece imposto le ordinanze indipendentemente dalla classificazione dell’Ue».
Il 16 agosto scorso è stato emanato un decreto dal ministero degli Interni che ne vieta il deposito e la commercializzazione presso le rivendite di fuochi d'artificio: questi prodotti F4 professionali raggiungono una massa netta di sostanza esplodente o Nec di grammi 150, mentre un petardino F2 Ue tipo "Minicicciolo" F2 Ue solo grammi 0,07 o un "Raudo" gr. 0,3 o un "Magnum" gr. 0,5. La loro rumorosità, "garantita" dalla classificazione e marcatura "Ce", è abbondantemente inferiore ai limiti di sicurezza. Al contrario, un petardo F4 con gr. 150 di Nec è equivalente allo scoppio simultaneo di 2.000 Miniciccioli, o 500 Raudi o 300 Magnum.
«Per quanto concerne tutti gli articoli pirotecnici per uso di svago che la Ue definisce "fuochi d'artificio", termine in uso in passato solo ed esclusivamente per i fuochi di San Ranieri a Pisa o Sant'Ermete a Forte dei Marmi, dal 2010 esso comprende anche le fontanine scintillanti Cat. F1 Ue (quelle per la torta di compleanno) e mi viene da ridere pensando che si possa limitare al cittadino la libertà di accendere una candelina luminosa sulla torta o il panettone», dice ancora Nanna. «Bisogna perseguire chi ne fa un utilizzo scellerato e, aggiungerei, penalmente perseguibile. Ma se qualcuno utilizza un coltello da cucina per ferire o uccidere, è ovvio che non vadano vietati i coltelli da cucina, ma va arrestato e incarcerato chi si macchia di tale delitto».
Per quanto riguarda il rumore che potrebbe impaurire gli animali, secondo Nanna, «non ci sono dati certi e provati, ma solo chiacchiere da social. Un forte temporale produce dei picchi acustici anche 1.000 volte superiori a quelli prodotti dai petardi F1 ed F2 ».
Il "fuoco d'artificio marcato Ce" - sostiene l’ingegnere - risponde a elevati standard europei di sicurezza e di bassissima o bassa intensità rumorosa (En 15947). I commercianti chiedono di lasciare i cittadini liberi di utilizzare quei fuochi artificiali conformi alla marcatura Ce, sicuri e rispettosi delle contrapposte esigenze della nostra società, facendo al contempo rispettare il divieto di utilizzo di quei "petardi" destinati ad uso professionale. Il proibizionismo, alla fine, potrebbe favorire proprio le attività e i prodotti illegali, senza dimenticare la sopravvivenza di quelle aziende che, pur lavorando nella legalità, si vedono vietare l'uso dei propri articoli in quei giorni dove si concentra il lavoro di quasi tutto l'anno. L'obiettivo del sindacato - sostiene Nanna - è quello di far capire ai sindaci che hanno emanato ordinanze illegittime e a confermarlo sono anche alcune Prefetture, tra le quali quella di Venezia, città patrimonio dell'Unesco.
Di tutto questo i commercianti parleranno lunedì prossimo in una riunione alla quale saranno presenti numerosi negozianti toscani del settore presso il centro congressi Nai'r di Pisa. Saranno prese decisioni sulle iniziative da intraprendere in vista delle feste di fine anno.
Sabrina Chiellini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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