Il Tirreno

Pontedera

la terra che trema»VIAGGIO NEL TEMPO

di Tommaso Silvi

di Tommaso Silvi Il rumore dei mattoni che si schiantano a terra, il silenzio assordante che accompagna ogni scossa. Paesi deserti, occhi sgranati, lacrime che scendono e storie che si cancellano...

4 MINUTI DI LETTURA





di Tommaso Silvi

Il rumore dei mattoni che si schiantano a terra, il silenzio assordante che accompagna ogni scossa. Paesi deserti, occhi sgranati, lacrime che scendono e storie che si cancellano sotto cumuli di macerie. Istantanee di un'Italia che negli ultimi mesi si è riscoperta, ancora una volta, dopo la catastrofi dell'Aquila, nel 2009 e di Mirandola, in Emilia Romagna, nel 2012, fragile e indifesa di fronte ai capricci della terra. Il 24 agosto scorso una scossa di magnitudo 6.0 ha devastato il centro Italia, in particolare Amatrice, in provincia di Rieti, causando 296 morti. Il 30 ottobre, un’'altra mazzata letale per il centro Italia: alle 7,40 del mattino, magnitudo 6,5. Epicentro: Norcia. Nessuna vittima, ma un patrimonio storico e culturale messo in ginocchio. Il terremoto fa paura, ma al tempo stesso aiuta a riscoprire un senso di fratellanza che è emerso limpido nei giorni successivi al disastro di Amatrice, quando gli italiani si sono attivati in una maxi catena solidale che ha portato nelle zone del sisma tonnellate di viveri e vestiti per gli sfollati. Trema il cuore dell’Italia e si spalanca quello degli italiani. Abituati da sempre a fare i conti con la potenza terrificante della natura. Che colpisce quando e dove vuole. Senza avvertire.

Il terrore, tanto tempo fa. Il 14 agosto del 1846 a Orciano Pisano, poco prima delle 13, sono il giorno e l’ora in cui la provincia pisana ha ricevuto lo "schiaffo" più forte della sua storia. Magnitudo 5,7. Sedici morti solamente a Orciano, con vittime anche a Riparbella, Montescudaio e Guardistallo. Una sventagliata di distruzione che coinvolse anche l'alta Valdera: Soiana, Terricciola, Casciana Terme. Piccoli centri abitati colpiti duramente dalla terribile scossa. Un evento tanto grave da convincere l'allora Granduca di Toscana, Leopoldo II a investire immediatamente l'enorme cifra, per l'epoca, di 480mila lire per la ricostruzione delle zone andate in frantumi. Si trattò del primo sussidio pubblico, elargito in Toscana, in seguito a un terremoto. Gli scritti dell'epoca sono tristemente eloquenti: "Alle ore 12 e 57 minuti una romba tremenda spaventosa feriva gli occhi degli abitanti di Pisa e Livorno.

Morte e distruzione. “Pareva la voce dell'angelo della morte che tuonasse chiamando al sepolcro i viventi”, si legge in una relazione redatta in seguito al sisma di Orciano. A Lorenzana i morti furono addirittura 7, a Vivaia, frazione di Casciana Terme, le vittime furono 3 su una popolazione di 40 persone. Per capire "cosa" avvolse la Toscana in quella terribile vigilia di Ferragosto di 170 anni fa, basta leggere le parole di Leopoldo Pilla, geologo del 1800 che il 14 agosto 1846 si trovava a Pisa, al museo di storia naturale dell'università: "Ero rimasto solo nella sala, l'aria non era affatto tranquilla. Quando ecco cominciai a udire un fragore che veniva dalla parte della marina a ponente - scrive Pilla - come un vento tempestoso che avanzava verso la città. Avanzando sempre di più il rumore con forza crescente, ecco che la sala comincia da prima a vibrare; alla prima agitazione ne succede una violen. ta in direzione orizzontale, con un rumore vorticoso orribile. Le case dintorno erano agitate in maniera spaventosa: gli alberi del giardino coi loro movimenti annunciavano la violenta agitazione dell'atmosfera".

Altre scosse storiche. Spaccati di storia che descrivono situazioni e attimi identici a quelli vissuti dai cittadini del centro Italia settimane e mesi fa. Oltre a quello di Orciano, altri terremoti di significativa intensità hanno colpito la Toscana: Pisa, nel 1168 e nel 1322 ha dovuto fare i conti con due scosse di magnitudo 4,63. Un avvenimento troppo lontano nel tempo per averne testimonianze, anche scritte. Sette anni dopo la "bomba" del 1846, a Lajatico, il 2 agosto del 1853, fu rilevata una scossa di magnitudo 4,63. La quiete in provincia di Pisa è durata 18 anni: alle 20,45 del 29 luglio 1871 la paura è tornata con un terremoto di magnitudo 5,13, con epicentro a Casale Marittimo. Si tratta del secondo sisma più violento di sempre in provincia.

Il secolo scorso. Il 1800 dunque è stato un secolo ricco di attività sismica per quanto riguarda la faglia "marittima", che da Livorno coinvolge anche le colline poco distanti, a catena, fino a quelle della Valdera. Ma è stato anche il secolo del terremoto di Ponsacco: una scossa di magnitudo 4,83, avvenuta il 27 luglio del 1897 alle 9 del mattino. Nessuna vittima accertata, solo danni alle abitazioni e tanto spavento. La conta dei terremoti pisani torna ad accendersi, purtroppo, il 22 gennaio 1918 a San Miniato (4,83), prima dei due ruggiti della terra di Castelnuovo Val di Cecina, il 21 marzo del 1925, all'alba, e il 19 ottobre del 1933, alle 13,30.

Orciano-bis e Pomarance.Poco più di mezzo secolo fa, il primo aprile del 1950, Orciano è ripiombata nell'incubo con una scossa di magnitudo 5,09. Si tratta dell'ultimo fenomeno sismico di forte intensità rilevato nel pisano prima di quello di Pomarance (di cui parliamo sotto) datato 1970. Storie di case che ballano e di persone che pregano. Cartoline sbiadite dal passare del tempo, eppure così vicine a quelle che sono arrivate dallombelico dello Stivale in queste ultime settimane. Che hanno avuto riverberi e tremori, per fortuna lievi, anche nei nostri comuni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web