Il Tirreno

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«Ero in Vespa, iniziò a muoversi tutto»

«Ero in Vespa, iniziò a muoversi tutto»

Il sindaco di Pomarance Loris Martignoni ricorda paure e aneddoti del 1970

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POMARANCE. Era in sella alla Vespa di suo padre, «un bel 150 che oggi, purtroppo, non possiedo più». Di colpo «il manubrio e il telaio presero a tremare. Le piccole ruote dello scooter sembravano improvvisamente viaggiare sulla gommapiuma. Poi questo boato... un gorgoglio rabbioso che non si capiva da dove arrivasse ma di certo faceva accapponare la pelle: iniziai a sentirlo nel momento esatto in cui passavo davanti la chiesa di Montecerboli. Il circolo del paese: era lì che andavo; stavo per raggiungerlo, quando ne vidi uscire gente terrorizzata che si precipitava in strada con gli occhi sbarrati. Era il terremoto». 1970: Loris Martignoni (nella foto a fianco), oggi sindaco di Pomarance, aveva 19 anni. Quella scossa - la peggiore degli ultimi decenni, in quel territorio - non se la dimenticherà mai, dice. «È una zona geotermica, la nostra: ce n'è di energia in ebollizione, là sotto. Per fortuna, però, il terreno è particolarmente friabile: se anche, per colpa di un sisma, due faglie si spingono, si rompono quasi subito, evitando di accumulare tensioni distruttive. È ciò che, in questa zona, sento dire da sempre: scosse sì, paura anche; ma non danni gravi, né tantomeno feriti o vittime. Finora è stato così».

L'epicentro, quella volta, fu «nella frazione di Serrazzano». La scossa superò il quarto grado della scala Mercalli. «Ci furono lievi danni a Monterotondo Marittimo. Edifici lesionati, disagi diffusi tra la popolazione. La botta fu forte, ma per fortuna finì lì. Ai tempi, mio padre faceva il camionista per il gruppo Larderello-Enel; fu chiamato per vari sgomberi: molte case dei dipendenti dell’Enel vennero ritenute non sicure. Quindi furono abbandonate e successivamente risistemate. Da che ne ho memoria, quello del '70 è stato l'episodio più serio. Anche se, tutto sommato, alla gente di qui fece più saltare i nervi quello del 1990. La scossa più forte arrivò di sera, verso le nove. A seguire, il triste copione che il terremoto porta inevitabilmente con sé: lo spavento, il panico, poi la verifica di eventuali danni. La gente di nuovo in strada, all'aperto. Non si chiuse occhio, ovvio. Ma il peggio doveva arrivare. Iniziò un lungo, ininterrotto sciame sismico che durò un'intera settimana. Piccole scosse continue che fiaccavano il morale. Io e i miei dormivamo a qualche metro da casa, in un garage in lamiera. Era come stare su una giostra impazzita che sembrava non volersi fermare più: sei lì che ti domandi, e ora? Arriverà una scossa tanto forte da far cascare i muri, i tetti? Nessuno, in questi casi, ha una risposta. Venne anche Barberi, l'allora responsabile della Protezione Civile, per monitorare gli eventi e tener calma la gente. Che non ne poteva più. Ecco, in questo senso, il '90 fu molto peggio del '70».

Andrea Lanini

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