Sicurezza
«Centomila euro per aiuti al commercio»
La vicesindaca Pirri replica alle critiche: nessuna altra realtà in provincia di Pisa investe così tanto
PONTEDERA. «La nostra città non è il Titanic e parlare della chiusura di alcune attività usando la parola "ecatombe" è sbagliato e fuorviante. Sbagliato perché i dati dello sportello unico attività produttive del 2015 (ultimi disponibili) ci dicono che il bilancio tra chiusure/aperture è attivo di ben 101 unità. Fuorviante perché insinua maliziosamente che Pontedera sia una città in decadenza quando invece lo sforzo giornaliero della maggioranza dei commercianti/esercenti, ma anche di tanti altri soggetti, va nella direzione di rendere sempre più appetibile lo shopping, sempre più attrattiva la città».
È quanto afferma la vicesindaca Angela Pirri rispondendo ad Alessandro Tantussi, ex imprenditore, che sul ”Tirreno” ha criticato le politiche del Comune in materia di sviluppo.
Pirri respinge tutte le accuse al mittente: «Lo sforzo a favore del commercio è sostenuto da questa amministrazione attraverso l'organizzazione di eventi ("Notte Bianca", "Festa del Commercio", "Restate a Pontedera", “MangiaLonga”, giusto per citare gli eventi più importanti) il cui budget si attesta tra i 100 ed i 120mila euro/annui, ottenuti in larghissima parte attraverso una seria politica di sponsorizzazioni. Non esiste nessuna altra realtà nella provincia di Pisa che investe cifre simili nel sostegno al commercio».
Quanto alla chiusura di alcune attività commerciali "storiche", secondo la vicesindaca, ciò «non è semplicemente imputabile alla "crisi". Parola di cui si abusa perché semplice da usare, parla alla pancia del popolo, mentre le analisi complesse costano fatica a chi le fa e costruiscono, in generale, poco consenso politico. Il fenomeno è strettamente connesso alla globalizzazione del mercato, ad una differente procedura nell'acquisto dei prodotti che sempre di più avviene attraverso piattaforme on-line, alla consistente apertura nei nostri centri storici di attività in franchising, le quali determinano l'omologazione in stile ed offerta, ma che danno anche vantaggi economici all'acquirente grazie alla maggiore concorrenza tra i brand».
«L'apertura delle grandi catene - sottolinea Pirri - è favorito, anche a Pontedera, dall'eccessivo costo dei fondi commerciali sfitti, soprattutto nel centro storico. Capiamoci: niente in contrario all'apertura dei franchising, ma quando lanciai un invito per "un nuovo patto sociale" dicendo espressamente "Pontedera non è New York: abbassate le pretese", ci furono la risposta stizzita del presidente di Confedilizia di Pisa ed il silenzio assordante delle opposizioni, compreso quello di Tantussi, che non presero parte al dibattito».
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