Il dolore
«Punito chi fugge dalla guerra»
Stop agli aiuti a quattordici migranti: Pd e Arci attaccano la decisione della sindaca leghista
CASCINA. «Interrompendo il progetto Sprar, la sindaca di Cascina allontana quattordici profughi ormai ben inseriti in progetti di integrazione, ma apre le porte a ulteriori arrivi di richiedenti asilo appena giunti in Italia».
Il Pd cascinese, costretto a sedere sui banchi dell’opposizione dopo che il centrodestra ha vinto le amministrative, interviene sul no a un progetto di accoglienza migranti deciso dalla giunta a guida leghista.
«Il progetto Sprar, ovvero il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, consiste nell’accompagnamento e nell’erogazione di servizi e sussidi per chi ha richiesto o ottenuto la protezione internazionale. La sindaca Susanna Ceccardi va quindi a colpire proprio i soggetti che fuggono dalla guerra, ma non limita in alcun modo l’arrivo di altri profughi, collocati nei Comuni direttamente dalla prefettura. Nei primi quattro mesi e mezzO di attività amministrativa, il numero di questi ultimi è silenziosamente cresciuto», dice il Pd, consapevole del fatto che la prefettura invia i migranti a Cascina in accordo con privati e associazioni, bypassando l’ente locale, secondo quella che è la normativa.
«La presa di posizione della sindaca non è soltanto disumana e inutile, ma farà perdere a Cascina la possibilità futura di concordare gli arrivi gestiti in modo emergenziale. Il Ministero dell'Interno si è infatti impegnato con Anci (da cui Cascina è uscita) per escludere che nei Comuni aderenti allo Sprar siano attivate altre forme di accoglienza non concertata sui territori, come accade ancora oggi. L’interruzione di questo progetto toglierà quindi la possibilità di concordare percorsi con altri enti e con la Prefettura, e porterà solo più confusione».
Anche l’Arci, attraverso la presidente Stefania Bozzi, dà la sua versione dei fatti: «Nei giorni scorsi abbiamo incontrato Susanna Ceccardi per illustrare l’importanza della presenza del progetto Sprar, di cui l’Arci Comitato di Pisa è ente gestore. Abbiamo ricordato gli impegni che l’amministrazione comunale si era assunta con l’attuazione del progetto sul suo territorio. La sindaca ci ha anticipato genericamente l’intenzione di non proseguire, probabilmente però dimenticandosi di riportare alcune informazioni utili alla collettività, che siamo felici di illustrare. Come ben sa Ceccardi, nel progetto Sprar attualmente in corso, il Comune di Cascina non impegna nessuna risorsa economica finanziaria. La giunta perciò non può vantarsi di recuperare alcuna cifra da “restituire ai propri cittadini”, in quanto non gli sono stati mai tolti. Il cofinanziamento attuale del Comune di Cascina ammonta a 2.200 euro: non denaro contante, ma valorizzazione di personale già impiegato nel Comune e uso di spazi pubblici (per esempio la biblioteca). Scelta miope quindi quella di chiudere lo Sprar, un progetto fiore all'occhiello dell'accoglienza a livello nazionale creato tra l'altro nel 2001 sotto il governo Berlusconi attraverso la legge Bossi-Fini».
Secondo Bozzi, «il modello Sprar, basandosi sull'accoglienza diffusa e per piccoli gruppi, favorisce l’integrazione nel territorio a differenza dell’accoglienza straordinaria che potrebbe portare alla nascita di grandi nuovi centri. Viceversa, la presenza del progetto Sprar a Cascina, tra le molte altre attività sociali e di integrazione, ha portato anche al recupero di parte del giardino della biblioteca ad opera appunto dei beneficiari del progetto stesso».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
