Finanza
Piaggio, via libera al referendum
Accordo sul contratto di solidarietà: gli operai chiamati a pronunciarsi in vista del nuovo incontro tra sindacati e azienda all'Unione Industriale Pisana
PONTEDERA. L'altro giorno sindacati e Piaggio si sono lasciati con un condizionale associato alla parola referendum. «Dopo le assemblee in azienda, dovrebbe svolgersi la consultazione di operai e impiegati per dire sì o no alla bozza di accordo tra Piaggio e sindacati per l'attivazione del contratto di solidarietà». Ieri, dopo la riunione del consiglio di fabbrica, la Rsu ha deciso di eliminare le incertezze. Il referendum si farà e fornirà il mandato a firmare o meno l'accordo con l'azienda per attivare il contratto di solidarietà per cinque mesi, con una procedura di mobilità volontaria per 180 lavoratori, la stabilizzazione - del 25% o 30%, rispetto alle uscite - di part-time verticali e il monitoraggio mensile delle rotazioni.
Un'ipotesi d’intesa che non soddisfa a pieno le richieste dei rappresentanti dei lavoratori (come nel caso della maturazione dei ratei per aumentare il salario, questione che Piaggio non ha voluto affrontare in trattativa). La bozza dovrà quindi passare al vaglio dei dipendenti che martedì, mercoledì e giovedì saranno chiamati a riunirsi in assemblea e a votare. I seggi saranno aperti contestualmente alle assemblee con la possibilità di esprimere il proprio parere dopo aver ascoltato le parole dei delegati delle varie sigle.
L'idea è di concludere tutto venerdì, perché proprio in quella giornata è in programma l'incontro con Piaggio all'Unione Industriale Pisana per la ratifica (o meno) dell'accordo che dovrebbe attivare il contratto di solidarietà fino a metà di aprile.
Un passaggio importante per definire uno strumento che Piaggio chiede fin da prima della pausa estiva e che, in questi mesi in cui la produzione è comunque calata, è stato sostituito dalla cassa integrazione. In tema di ammortizzatori sociali, il contratto di solidarietà è considerato più vantaggiosa, offrendo anche una flessibilità maggiore.
La prospettiva che si apre è di un processo di controllo del calo produttivo con l'uscita di dipendenti dalla fabbrica della Vespa. Una diminuzione della forza lavoro parzialmente compensata dalla trasformazione di contratti part-time verticali in full-time. La procedura di mobilità volontaria sarà aperta per 180 lavoratori. Se questo numero sarà rispettato, le stabilizzazioni saranno 45 o 54. La differenza sta nella percentuale fissata per le "compensazioni" tra le uscite e le trasformazioni dei contratti. L'accordo iniziale è intorno al 25%, ma i sindacati hanno chiesto a Piaggio di arrivare fino al 30. Al di là di tutto, ci sarà un calo produttivo.
A completare il quadro va detto che non tutti i sindacati sono favorevoli al contratto di solidarietà. Nei giorni scorsi la maggioranza della Rsu Fiom, per esempio, si è dissociata dalle posizioni espresse dalle organizzazioni provinciali dei metalmeccanici. Linea dura anche da parte dell’Unione sindacale di base (Usb) secondo la quale «non si possono garantire solo gli interessi degli azionisti e del gruppo Piaggio: anche i lavoratori, che in questi anni hanno perso salario e occupazione, vanno tutelati. È inaccettabile un ennesimo contratto di solidarietà, solo a vantaggio dell’azienda, ed è indispensabile portare la questione Piaggio al ministero dello Sviluppo Economico per aprire una vertenza su tutto il comparto delle due ruote e del suo indotto, un intero settore produttivo che non può più essere abbandonato a se stesso».
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