Il Tirreno

Pontedera

Si chiude il sipario sulla Teseco

di Danilo Renzullo
Si chiude il sipario sulla Teseco

Tutti licenziati entro aprile. Già inviate a metà dei dipendenti le lettere di messa in mobilità per circa 160 addetti

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PISA. Centinaia di licenziamenti e chiusura del sito industriale. E, in prospettiva, un pericolo ambientale che potrebbe "esplodere" in assenza di manutenzione e del mantenimento di un livello minimo di lavorazioni.

La Teseco srl mette fine alla sua trentennale storia. Iniziata nel 1984 e finita la scorsa settimana quando, con un verbale sottoscritto al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l'azienda leader in Italia nel trattamento dei rifiuti speciali e nel settore delle bonifiche dei siti contaminati ha firmato la "condanna" per i suoi 155 dipendenti e inferto l'ennesima pugnalata al cuore del sistema industriale pisano.

Immediato l'invio delle prime lettere di licenziamento, recapitate già a circa la metà dei dipendenti - impiegati tra lo stabilimento di Ospedaletto (dove la società ha la propria sede legale) e le sedi distaccate di Trieste e Torino -, che fino allo scorso 28 ottobre hanno operato, dopo un periodo di solidarietà, in regime di cassa integrazione per crisi aziendale chiesta ed ottenuta dalla società nel mese di ottobre del 2015.

L'accordo raggiunto la scorsa settimana in sede ministeriale prevede il graduale licenziamento di tutta la forza lavoro entro il 30 aprile 2017 in base ad una procedura di licenziamento collettivo che la società ha comunicato al Ministero del Lavoro lo scorso agosto. Nel corso dell'incontro, i vertici aziendali hanno confermato «che gli esuberi sono ormai strutturali e che l'attività aziendale andrà progressivamente a cessare totalmente». Intenzione che si è materializzata nelle ore successive con l'invio della prima tranche delle lettere di licenziamento. Inutili, per il momento, gli sforzi di Comune, Regione e sindacati per cercare una via d'uscita alla crisi che ha colpito la società di via Ragghianti (dall'ottobre 2015 in concordato preventivo in continuità aziendale) a partire dal 2010.

In pochi anni, l'azienda che vanta bonifiche alla Fiat di Torino, all'Ilva di Taranto e collaborazioni con Eni, Enel, Rai e tutte le più grandi società italiane, ha visto dimezzare i suoi fatturati fino ad approdare sul mercato nell'estremo tentativo di salvaguardare i lavoratori e l'ultradecennale storia industriale. Vani i tre tentativi di vendere i due rami d'azienda: il "Business Unit Impianti", dedicato al trattamento dei rifiuti mediante la piattaforma polifunzionale di Pisa, oggi considerata uno dei più importanti impianti a livello nazionale per dimensione e articolazione dei processi, il cui valore, partito da una base di 18.106.000 euro, è sceso dalla prima alla seconda gara fino a 14.484.800 e infine precipitato a 11.500.000 euro; e il "Business Unit Bonifiche" (tramite il quale la Teseco è attiva su numerosi siti nazionali inquinati da attività di natura petrolifera, chimica, manifatturiera o portuale) dal valore di 1.090.000 euro.

La vendita dell'azienda e degli stabilimenti, che probabilmente da "pubblica" passerà a trattativa privata, rappresenta la flebile speranza a cui sono aggrappati i lavoratori per tentare di ritornare a varcare i cancelli dello stabilimento. Soggetti interessati a Teseco sembrano esistere: alcuni compratori si sono infatti avvicinati alla società nella fase preliminare, quella della "data room" (una finestra in cui l'azienda sotto concordato mette a disposizione dei soggetti industriali interessati tutti i documenti utili alla formazione di un quadro economico chiaro), ma l'interessamento è rimasto solo un'intenzione.

Probabile che l'azienda, svuotata del "peso" della forza lavoro, sia diventata più appetibile. Per la Fp-Cgil il tempo però stringe. Il 24 novembre si riunisce infatti l'adunanza dei creditori che deve decidere sulla procedura in corso.

«Il rischio - sottolinea Michele Orsi, segretario della Fp-Cgil di Pisa - è che i debiti accumulati trasformino la procedura in fallimento. Una situazione molto complicata, quasi disperata». Che potrebbe aggravarsi a causa della presenza dei rifiuti stoccati nell'area dello stabilimento in attesa di essere lavorati e che, con la procedura di licenziamento collettivo in corso, potrebbero rimanere fermi per lungo tempo. Il verbale sottoscritto in sede ministeriale prevede l'uscita di tutti i lavoratori entro il 30 aprile «al fine di effettuare tutte le operazioni di chiusura e messa in sicurezza degli impianti e dei materiali».

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