Sicurezza
Matteo “Spiderman” Sannino: para tre rigori in una gara
CASTELNUOVO VALDICECINA. Lavorare di notte in pasticceria, andare direttamente a giocare una partita di campionato senza toccare il letto e – con zero minuti di riposo – parare tre rigori. Com'è...
CASTELNUOVO VALDICECINA. Lavorare di notte in pasticceria, andare direttamente a giocare una partita di campionato senza toccare il letto e – con zero minuti di riposo – parare tre rigori. Com'è possibile ? Citofonate a Matteo Sannino, 22 anni, livornese di Salviano. È successo domenica durante la sfida di Seconda Categoria tra Ponteginori e il Castelnuovo ValdiCecina che grazie ai suoi miracoli in serie ha vinto in trasferta. Una vera impresa. Forse un record.
Il racconto. Il giorno dopo l’impresa, Sannino ripercorre la sua domenica da supereoe: «Al 35’ l’arbitro ha accordato il primo rigore – netto - al Ponteginori». Parato. «Ma non ho neanche avuto il tempo di esultare che l’arbitro l’ha fatto ripetere perché c’erano troppi giocatori in area». Domenica, però, Spiderman Sannino era in versione Toldo nella semifinale europea del 2000 con l’Olanda e… «Ho pensato che volesse andare sul sicuro e quindi incrociasse. E così ha fatto. Un altro balzo e l’ho preso».
Vantaggio e resistenza. A cinque minuti dalla fine il “Castello” segna con Allegri poi resta in dieci e il “Ponte” inizia l’assedio. «Sugli sviluppi di un angolo c’è stato un contatto in area e l’arbitro ha fischiato un altro rigore a 12 secondi dalla fine. Parato anche questo, «prima che i miei compagni mi sommergessero di abbracci». Sannino sorride: «Sul gruppo whatsapp della squadra ho scritto che devono farmi una statua». Sulla pagina fb della società è invece comparso il post “Matteo Sannino santo subito”.
Occasioni perse. Ci sono storie che solo il calcio sa raccontare, ma in questa la realtà vince 3-0 sulla fantasia. Da “pulcino” inizia come attaccante nell’Armando Picchi Calcio, poi «nel Livorno mi misero in porta e sono rimasto lì». Sannino ha fatto tutta la trafila nel settore giovanile amaranto per poi approdare in prima squadra. Ma, «ci furono incomprensioni con la società e così cambiai aria. Andai a giocare in serie D». Un anno a Massa, un altro a Lucca e il trasferimento all’Olbia, ancora da titolare. Sannino ricorda però con amarezza: «Nel girone di ritorno mi ruppi un braccio. Ciao maglia numero uno e ciao Sardegna».
Ragazzo esemplare. «A quel punto ho smesso col calcio e sono andato a lavorare». Ma il richiamo della foresta ha prevalso: «Sì, sono tornato in campo grazie a un amico. Non volevo buttare 16 anni di sacrifici».
Passione infinita. «Lavoro di notte in pasticceria, torno a casa all’ora di pranzo, riposo un’ora e vado ad allenarmi. Torno che sono le 23. Ma lo faccio volentieri. Rimpianti per carriera? Qualcuno. Mi voleva l’Empoli e con il Livorno ho sfiorato la finali nazionali Primavera. Ho ricevuto gli elogi di Bruno Conti e Stramaccioni. Ho affrontato Bernardeschi, Berardi e Maurito Icardi, il più forte di tutti. Ora penso a divertirmi, come ho sempre fatto. E non mi sento declassato: per sfondare nel calcio bisogna trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Io mi sono forse trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato». Ma a 22 anni, soprattutto per un portiere, non è detta l’ultima parola.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
