Attenzione
Scontro per il contratto tra sindacati e calzaturieri
SANTA MARIA A MONTE. È avviata verso lo scontro la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale della calzatura. Trattativa che prosegue ormai da sei mesi, in tandem con il rinnovo del contratto...
SANTA MARIA A MONTE. È avviata verso lo scontro la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale della calzatura. Trattativa che prosegue ormai da sei mesi, in tandem con il rinnovo del contratto del tessile e dell'abbigliamento. Sotto accusa, da parte delle organizzazioni sindacali, la volontà della parte datoriale di definire gli aumenti di retribuzione solo in un secondo momento rispetto al rinnovo del contratto.
Da qui la rottura, con la proclamazione dello stato di agitazione del settore in vista di uno sciopero da organizzare entro il 21 novembre. Un problema che, nel solo settore della calzatura, coinvolge in provincia di Pisa almeno 2mila lavoratori (erano 2.500 tre anni fa). «Il rinnovo è diviso nei due settori ma le parti datoriali si stanno muovendo nello stesso identico modo - dicono i segretari Filctem Cgil di Pisa Loris Mainardi e Fabio Carmignani - Assocalzatura e Sistema Moda Italia hanno adottato la linea di Federmeccanica, rinnovare il contratto nazionale a patto che l'aumento di retribuzione sia deciso ex post, prendendo in esame in periodo compreso fra marzo 2017 e marzo 2018».
Così, l'aumento di retribuzione entrerebbe in funzione da aprile 2018, erogando il 100% il primo anno, il 75 il secondo e il 50 il terzo. «La filosofia - afferma Mainardi - è di cancellare il contratto nazionale, perché se si elimina dalla trattativa l'adeguamento contrattuale di fatto perde di significato». Una richiesta inaccettabile secondo Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec che hanno indetto per il settore tessile uno sciopero di 8 ore da organizzare entro il 21 novembre.
Il calzaturiero farà quasi certamente lo stesso, me si deciderà nell’ncontro del 15 novembre. «Parliamo di pochi euro - riprende Mainardi - Gli imprenditori della calzatura devono dirci cosa vogliono fare, perché anche chi lavora nella fascia di qualità media sforna prodotti che, per il loro prezzo, restano inaccessibili per il potere d'acquisto dei propri lavoratori».
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