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Pontedera

Ursus biliardi... va in buca L’azienda cessa l’attività

Ursus biliardi... va in buca L’azienda cessa l’attività

Il titolare Giancarlo Pacini: «I tempi sono molto cambiati, i prodotti d’eccellenza devono fare i conti con internet e la globalizzazione. Sono fiero della nostra storia»

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PONSACCO. Ursus Biliardi chiuderà definitivamente i battenti nel giro di un mese. Il colosso del commercio targato Valdera esce di scena dopo più di mezzo secolo di attività. Termina la storia di un mito, di un marchio conosciuto in tutto il mondo, di un’azienda che ha rappresentato un fiore all'occhiello per il territorio. Fuori dallo showroom della Ursus, nella frazione ponsacchina di Val di Cava, in via delle Colline 44, da alcuni giorni campeggia il cartello che annuncia una "vendita straordinaria".

La chiusura della ditta è stata determinata da una serie di fattori: dalla crisi economica che non accenna ad allentare la sua stretta letale, a un cambiamento radicale delle tendenze giovanili, fino all’avanzare, a passi spediti, del commercio online. «Non siamo più competitivi, questa è la verità», ammette Giancarlo Pacini, titolare della Ursus, che con la serenità di chi sa di aver fatto il massimo per salvare la propria "creatura", spiega nel dettaglio i motivi della resa: «Abbiamo sempre fatto un prodotto di qualità, con legni esotici, artigiani professionisti, cercando di limitare al massimo l'uso di macchine a favore della lavorazione a mano. Peculiarità che inevitabilmente finiscono per alzare il prezzo dell’oggetto». Da elemento indispensabile per bar e circoli, a sfizioso e ricercato pezzo d’arredamento. Il biliardo, negli anni, ha cambiato drasticamente il suo ruolo nella società. «Ogni locale, fino a una ventina di anni fa, aveva al proprio interno almeno un biliardo. La gente si ritrovava per giocare, per anni abbiamo servito numerosi bar della Valdera e non solo. Poi, le cose sono cambiate, i bar oggi alle otto di sera sono quasi tutti chiusi - racconta ancora l’imprenditore 77enne - e il biliardo è diventato un simbolo dell’arredamento ricercato. Abbiamo cambiato fronte, ci siamo specializzati in prodotti appetibili per abbellire le case, ma ora è davvero difficile muoversi con successo in questo tipo di settore». Da una parte gli affari, che non sono più quelli di una volta, dall'altra l’età che avanza e la voglia di staccare con telefonate, uffici e appuntamenti. «Alla mia età, la voglia di godersi la vita è tanta. Sento che è arrivato il momento di tirare i remi in barca, anche perché apro internet e vedo biliardi in vendita a mille euro, e mi accorgo che davvero non possiamo più competere con le leggi attuali del mercato. I nostri prodotti - dice Pacini con orgoglio - sono sempre stati un’eccellenza assoluta». Fiero della sua avventura dietro alla scrivania, Giancarlo Pacini sembra ricordarsi di ogni singolo pezzo venduto negli anni. Un lungo registro storico mentale che lo accompagnerà per sempre, insieme all’orgoglio che emerge anche nell’ultima intervista da capo d’azienda: «Ho venduto molti prodotti pregiati, anche costosi, ma quelli di cui vado fiero sono i più modesti, i meno lavorati, i più economici. Sono contento, perché la storia Ursus si chiude nel periodo storico giusto». Lo spazio espositivo di Ponsacco starà aperto ancora per alcuni giorni. Il tempo di vendere gli ultimi pezzi. «Chiuderemo intorno al 15-20 di novembre, valuteremo meglio nelle prossime settimane», aggiunge Pacini.

Nel catalogo, sul sito della ditta, si possono ancora vedere i biliardi Ursus: costruiti con legno di noce, ciliegio, ulivo. Con panni "classici" o colorati. Delizie presenti in decine di case della provincia e non solo, visto che Pacini ha lavorato molto anche all’estero. Chicche d’arredamento che hanno scandito prima la crescita poi il boom dell'azienda. Una storia nata negli anni Quaranta e terminata molti decenni più tardi. «Ringrazio tutte le persone che hanno collaborato con noi negli anni, i nostri dipendenti e i nostri clienti. È soprattutto grazie a loro se il nostro viaggio è durato così tanto. Non è stata una decisione semplice, ma sono convinto della mia scelta. Il mondo è cambiato - conclude Giancarlo Pacini - e io mi faccio da parte».

Tommaso Silvi

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di Redazione web