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Il Processo

Morì folgorato mentre pescava

PONTEDERA. Dopo una serie di rinvii è iniziato il processo per fare luce sulle responsabilità nella morte di Giorgio Donati, 50 anni, di Palaia, che nell’estate del 2013 ha perso la vita mentre...

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PONTEDERA. Dopo una serie di rinvii è iniziato il processo per fare luce sulle responsabilità nella morte di Giorgio Donati, 50 anni, di Palaia, che nell’estate del 2013 ha perso la vita mentre pescava, raggiunto da una scarica di corrente, sulle sponde di uno dei laghetti dell’ex Fornace Braccini. Mentre i familiari della vittima hanno iniziato anche un procedimento civile per arrivare al riconoscimento del danno citando in giudizio il Comune di Pontedera, insieme al circolo sportivo “Lago Nemo”, alla società “Filmcafè Srl” e alla società “Entomox Srl”, al processo penale sono imputati di omicidio colposo Massimo Fiore, 42 anni, di San Miniato e Daniele Bini, 43 anni, di Pontedera. Quest’ultimo è il legale rappresentante della dell’Ati (associazione temporanea di impresa), costituita dalle società “Filmcaffè” e “Entomox”. Fiore invece è il rappresentante del circolo “Lago Nemo” che a sua volta si occupa della gestione del lago dove è avvenuta la tragedia.

Donati venne ucciso dalle scariche di corrente dopo che la sua canna da pesca in fibra di carbonio (che poteva avere un estensione di 13 metri) aveva toccato un cavo elettrico di un traliccio vicino al laghetto. Era in una postazione dove non era prevista la pesca, ha spiegato al processo il luogotenente dei carabinieri, Nicolò Stella, che nei giorni successivi alla tragedia chiese al Comune di proteggere l’area del laghetto che è a rischio con appositi cartelli. Davanti al giudice Luca Salutini, oltre ai carabinieri che seguirono le indagini, è stato sentito un tecnico di Enel che ha spiegato le caratteristiche della linea elettrica di media tensione che collega Pontedera a La Rotta, i cui cavi attraversano l’area del parco della fornace.

Il dramma è stato ricordato anche nelle parole dei primi due soccorritori, Maurizio Adamo di Empoli e Marco Ultimi. Entrambi tentarono di aiutare la vittima anche se ormai era tutto inutile. «Ho visto la canna alta - ha raccontato uno dei due testimoni - il rumore della scossa e poi ho visto un uomo steso a terra. Non sapevo se avvicinarmi, si sentiva un forte odore di bruciato».

L’udienza è stata aggiornata per la prosecuzione al 15 giugno 2017.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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