Italia
«Perdono valore le case vicino al centro profughi»
I cittadini incontrano la sindaca e chiedono di far trasferire i richiedenti asilo «Un tempo lasciavamo la porta aperta, adesso dobbiamo chiuderla a chiave»
CASCINA. I residenti nelle immediate vicinanze de La Tinaia chiedono il ritorno alla normalità. Da maggio, con l'arrivo dei primi trentadue richiedenti asilo in attesa dello status di rifugiati nel comune di Cascina, la vita degli abitanti di via Santa Maria, a Santo Stefano a Macerata, è cambiata drasticamente. Ieri, nel tardo pomeriggio, una delegazione di cittadini in protesta è stata ricevuta dall'amministrazione cascinese. Tra le priorità messe sul banco: il trasloco del centro d’accoglienza.
«Tra di noi - dice Alberto Pamio - c'è chi anni fa decise di trasferirsi in questa zona del comune per scappare dalla città e trovare un po' di tranquillità. Ora ci ritroviamo ad avere paura o comunque, a non potere vivere la nostra vita in libertà». Sono tante le questioni importanti portate davanti alla sindaca Susanna Ceccardi e al vicesindaco Michele Parrini: il numero sempre maggiore di rifugiati ospitati dalla struttura, la totale assenza di informazioni e sui nuovi arrivi voluti dal Prefetto di Pisa.
«Abbiamo voluto - continua Lisa, che preferisce non fare apparire il proprio cognome - questo incontro con l'amministrazione per fare il punto della situazione».
La Tinaia, fino a pochi anni fa, era utilizzata solo per feste e matrimoni. Ora, invece, chi come Antonio Pucciarelli ci abita di fronte, non dorme più sonni tranquilli. «Se a mio tempo - spiega - scelsi di trasferirmi qua c'era un motivo. Lasciai la vecchia residenza, perché pensai di avere trovato un posto bellissimo». Pucciarelli abita in via Santa Maria insieme alla famiglia, da dirimpettaio alla struttura che ad oggi, ospita cinquantasei profughi. «L'arrivo a La Tinaia di queste persone - continua Pucciarelli - a me, personalmente, ha creato diversi problemi».
«È cambiato radicalmente il mio modo di vivere - prosegue -. Non c'è stato modo di conoscere nessuno degli ospiti, mentre allo stesso tempo, la recinzione de La Tinaia, è stata coperta con del telo verde, così da creare ulteriore sensazione di disagio e mistero». Avendo anche due bambine piccole, il problema ha coinvolto la famiglia. «Le mie bambine non sono più libere di uscire in strada quando vogliono, ma più in generale è cresciuta la diffidenza, e ci siamo ritrovati costretti a dovere chiudere a chiave la porta di casa, mentre prima non accadeva mai». I problemi, però, sono anche di natura economica: «Provate a considerare - chiude - al valore delle nostre case, o magari, alla possibilità in futuro di poterle usare come garanzia per accendere un mutuo. Qua ho investito tutti i miei risparmi, il lavoro di una vita ed ora il problema stiamo diventando noi. Gli ospiti de La Tinaia sono cinquantasei, noi residenti, una cinquantina circa. La domanda che poniamo è: chi tutela noi?».
Carlo Palotti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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