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Remaggi ancora senza direttore

Remaggi ancora senza direttore

Caos-nomine alla casa di riposo per anziani partecipata dal Comune

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CASCINA. Tutto da rifare all’istituto Remaggi di San Lorenzo alle Corti per la nomina del direttore della casa di riposo per anziani. Il precedente consiglio d’amministrazione, che era stato nominato dall’ex sindaco Alessio Antonelli (Pd, sconfitto alle elezioni) e che è stato rottamato dalla sindaca Susanna Ceccardi, aveva dato il via ad una selezione pubblica per titoli per arrivare alla nomina di un direttore dell’azienda di servizi alla persona, visto che il contratto del precedente, dottor Francesco Fariello, si era concluso alla fine di aprile. Ma trovare un direttore per l’azienda pubblica di servizi ai vecchietti pare un’impresa disperata.

Il precedente bando, che è scaduto a metà luglio e in base al quale avevano partecipato alla selezione sei professionisti, due dei quali ammessi con riserva, ma tutti erano stati convocati alla prova del 5 agosto scorso, aveva già le sue anomalie: era stato firmato dalla parte politica, cioè dall’ex presidente del Remaggi, e non da un tecnico, responsabile del procedimento, come vorrebbe la normativa. Nel bando che è stato pubblicato sul sito dell’azienda si legge che è il presidente a rendere noto il bando stesso ma in calce all’atto non c’è la firma nemmeno in digitale.

Il concorso è arrivato a conclusione ed è stata stilata una graduatoria di merito. Si sa che è stata stilata una graduatoria di merito dei tre candidati che si sono presentati al colloquio. È stato individuato chi aveva vinto la selezione che è stata affidata per tutte le fasi dello svolgimento a un’impresa esterna, la Self di San Miniato, con costi a carico dell’istituto stesso e quindi della collettività, visto che si parla di un’azienda pubblica, totalmente partecipata dal Comune di Cascina.  Tutto questo fascicolo è stato  trasmesso alla sindaca che nel frattempo  ha nominato un altro Cda, visto che quello precedente si era dimesso. Ora il presidente è l’avvocato Peter Lewis Geti, di Pisa. Ma le domande sono rimaste le stesse di questa estate, di quando è scoppiata la polemica sulla chiusura del centro diurno di Zambra.  Che fine ha fatto la nomina del direttore? E i soldi spesi per la selezione  chi li pagherà?

Il bando prevedeva che al direttore venisse pagato uno stipendio stabilito dal contratto collettivo nazionale delle autonomie locali, che prevede da tabellare annuo circa 43mila euro  di compenso comprensivo della tredicesima, circa 11mila  di retribuzione di posizione e poi altre 5mila per la retribuzione di risultato, a seguito di valutazione finale dei risultati del lavoro svolto. Decisioni concrete  non se ne sono viste e le ultime novità di Palazzo dicono che si procederà con un’altra selezione. Ovviamente a spingere in questa direzione sarebbero le misere finanze dell’azienda che ha chiuso un bilancio dopo anni in rosso con un modesto pareggio.

L’imperativo categorico è sempre quello del risparmio e nessuno pensa che lasciare per così tanto tempo l’azienda senza un direttore potrebbe incidere pesantemente sulla gestione complessiva dell’azienda stessa che ha rapporti stretti con la società della salute dell’area pisana. (s.c.)

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