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Pontedera

studio sui migranti

Viaggio nei paesi del Senegal dove si parla anche toscano

SANTA CROCE. Un anno in Senegal, tra piccoli e grandi villaggi a nord e sud del Paese, per studiare l'immigrazione di casa nostra con un taglio tutto particolare. Questo lo studio presentato dalla...

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SANTA CROCE. Un anno in Senegal, tra piccoli e grandi villaggi a nord e sud del Paese, per studiare l'immigrazione di casa nostra con un taglio tutto particolare. Questo lo studio presentato dalla dottoressa Silvia Lami, fucecchiese, reduce da una doppia esperienza nel paese africano, iniziato con un servizio civile e poi sfociato in quest'analisi progettuale dal titolo "Conoscere l'emigrazione", portato avanti con il contributo di alcuni comuni, fra cui Santa Croce, oltre che da Anci, la ong Lvia ed altre associazioni. Un anno per scoprire i luoghi dove «tanti conoscono Santa Croce» e c'è persino chi, se deve parlare con italiani «tira fuori la calata toscana».

«Uno studio importante - dicono la sindaca Giulia Deidda e l'assessora all'associazionismo Carla Zucchi. - Un modo differente per affrontare un tema come quello dell'immigrazione che troppo spesso come amministratori ci troviamo ad vivere solo nel 'qui' ed 'ora'».

Uno studio per molti versi all'avanguardia, che per la prima volta cerca di creare un ponte fra Paesi attraverso la conoscenza attiva, prima, delle comunità migranti in Italia, al fine anche di capire le motivazioni che spingono ad andare via dal paese, cercando anche di individuare eventuali opportunità di cooperazione.

Proprio per questi motivi si è partiti da regioni come Louga, da cui, ad esempio, provengono ben 184 cittadini senegalesi oggi residenti a Santa Croce (su un totale di 995) o da Thies, patria di 88 cittadini del distretto del cuoio. Regioni che sono state scandagliate in alcune piccole realtà: Niomré, Ndijpp, Niass, Djender.

«Nomi che a noi dicono poco, ma dove l'Italia e la Toscana sono assai note - spiega Lami - Si scopre ad esempio che a Niomré, villaggio di 11mila abitanti, oltre mille sono emigrati all'estero e di questi 17 sono proprio a Santa Croce. La migrazione in questi Paesi è ormai una tradizione e le rimesse fungono da regolatore socio-economico, con cui associazioni degli stessi emigrati organizzano lo sviluppo locale». Con tutti i paradossi del caso. «Tanti ragazzi provano a studiare, con l'idea di provare a restare, ma è ovvio che a 20 anni se vedi che non ci sono prospettive provi ad andartene - spiega Silvia - Questo fortificarsi e chiudersi dell'Europa, paradossalmente accresce nei giovani l'idea di venire. E al tempo stesso, chi dopo tanti anni può permettersi di tornare, magari non può portarsi via i contributi versati. C'è molto da imparare».

Nilo Di Modica

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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