Il Tirreno

Pontedera

«Bimbi viziati da raddrizzare con le botte»

di Pietro Barghigiani
«Bimbi viziati da raddrizzare con le botte»

Perizia su video e bambini “svela” le ragioni dei maltrattamenti contestati alle tre maestre in un asilo nido di Pisa

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PISA. Viziati a casa da genitori troppo tolleranti. Da rieducare all’asilo. Con sistemi che una volta potevano andare bene in caserma, ma che ora anche tra i militari più ruvidi sfocerebbero in querele. Un sistema pedagogico fatto di urla, punizioni, botte e quasi uno “stalking” psicologico nei confronti soprattutto di un bimbo che avrebbe solo avuto bisogno di essere accudito con più impegno. Lo spaccato di un luogo che avrebbe dovuto somigliare a un asilo e appare, invece, come un ambiente di violenze gratuite, viene messo a fuoco dalla perizia di parte commissionata dai genitori di quindici bimbi iscritti al nido comunale in cui lavoravano le tre maestre sotto processo.

La perizia. In 22 pagine la consulente della difesa, la dottoressa Emanuela Martini di Pistoia, mette in fila i comportamenti delle educatrici, gli effetti sui bimbi e sui genitori. E lo fa da una prospettiva specialistica affrontata con la lente della psicoterapeuta.

Esperienza traumatica. «La sottoscritta, dalla lettura di tutta la documentazione in atti prodotta alla sua attenzione, riconosce, secondo anche quanto rilevato dalla Stella Maris, l'esperienza traumatica dei bambini e dei loro genitori come una forma di violenza interpersonale di comunità, con tipologie varie dell'abuso (fisico, affettivo-psicologico e patologia delle cure), espresse con modalità ripetuta nel tempo» è la conclusione della consulente. La professionista spiega dal suo punto di vista anche per quale motivo le tre maestre si sono spinte, con intensità diverse, ad accanirsi sui bambini.

«Bimbi da rieducare». «Sembra che queste educatrici si siano arrogate la presunzione di essere le uniche portatrici di metodi efficaci e capaci di garantire la disciplina e l'obbedienza anche di bambini così piccoli, da “rieducare” semplicemente perché ritenuti viziati dalle loro famiglie – si legge nella perizia –. Un controllo e un potere che solo con i “loro mezzi” potevano garantire per mostrare ai genitori, incapaci, come si fa a “domare”/educare davvero i figli».

Episodi a quota 140. Sono circa centoquaranta episodi in 22 giorni registrati come significativi che appaiono di maltrattamento e violenza. Il ruolo con maggiori “azioni” è quello di Sonia Ori e in misura minore, ma non meno significativa e con gradi di intensità differenti, ci sono le altre due educatrici Donatella Castiglioni e Marcella Ricci. Per la consulente «dall'analisi degli audio-video e dei comportamenti ripetuti ermerge come all'interno dell'asilo operasse un microgruppo coeso di educatrici improntate a metodi autoritari e rigidi di disciplina, composto da un leader (Ori Iacopa Sonia) e due “gregarie”, una delle quali in particolare, la Castiglioni, in funzione continua di sostegno e appoggio morale alla prima e poi l'altra Ricci che contribuiva aggiungendo “qualcosa di suo”. Dai filmati appare come spesso la Ricci sembrasse rinforzare i comportamenti negativi della Ori, con un apparente compiacimento nel vedere agire la collega, forse con quelle modalità che ella stessa avrebbe voluto adottare, ma che nel contempo non aveva del tutto il coraggio di fare».

I metodi. Audio e video riportano gli sculaccioni, le punizioni imposte ai bimbi (anche oltre 20 minuti in piedi rivolti verso il muro), la chiusura negli stanzini dove vengono lasciati piangere. Ma anche gli schiaffi, i piatti battuti in testa, il divieto di andare in bagno o la privazione della frutta per ritorsione a presunte disubbidienze o imboccarli a forza. Il tutto accompagnato da parolacce e imprecazioni verso i piccini. Scriccioli indifesi che si ritrovano esposti agli scatti d’ira di chi avrebbe dovuto accudirli.

«Bimbi resi docili come i cani». Per la consulente era il “metodo” di lavoro delle tre educatrici che non lesinavano anche un maltrattamento psicologico tirando in ballo i genitori. «Dai filmati si vede che le tre maestre usano il riferimento alla solitudine dei bambini per accrescerne la debolezza e la docilità proprio come si fa con i cani – si legge nella perizia –. Ne consegue per i bambini un profondo disorientamento con conseguente aumento dell'ansietà e dell'angoscia quali matrici di un'insicurezza più profonda che poi potrebbero portarsi dietro tutta la vita». Nell’asilo c’erano colleghe contrarie al sistema del trio, ma non avevano «la stessa capacità di dominanza o per meglio dire di influenza tanto da poter stravolgere il senso ormai dato ai loro metodi, così da dover ricorrere alla giustizia per poter produrre un cambiamento efficace – prosegue la perizia –. Tali metodi educativi erano stati in passato fatti oggetto di una riunione senza però cambiamenti duraturi ed efficaci».

Bambini troppo viziati. Dall'ascolto attivo e dai report scritti di quanto detto a scuola tra di loro e ai bambini dalle educatrici «emerge una visione di educazione in cui a fronte di un genitore che “vizia” o “coccola troppo” il proprio bambino si oppone il loro modello “corretto” e “correttivo” contro quello dei genitori che indulgendo troppo con i loro figli sbagliano». E le tre maestre “sentono” il dovere di raddrizzare i comportamenti dei bambini «in modo da non essere disturbate nel loro lavoro quotidiano».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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