Gioco
Festa con stupro, la Schweppes e quell’asso nella manica che si è trasformato in clamoroso autogol
Decisivo il dietrofront del perito della difesa di Edoardo Nieri e Mattia Rizza, che si è sottratto al contraddittorio in aula
PISA. Aveva provato a sostenere con la sua perizia che la presenza di Ghb nelle Schweppes poteva essere un elemento addirittura naturale. Un asso nella manica per chiudere il processo a favore dei due imputati che non potevano quindi essere accusati di aver messo la sostanza nelle bevande. Lo aveva scritto nella sua relazione la consulente della difesa, la professoressa Elisabetta Bertol dell'Università di Firenze. Una tesi che poi in aula non ha argomentato sottraendosi al contradditorio con le posizioni del consulente del pubblico ministero e del team nominato dal Tribunale le cui conclusioni si sono rivelate opposte e sono state poi ritenute credibili dalla corte.
Un'assenza che il collegio giudicante ha valutato con severità anche per lo scarso contributo fornito dalla dottoressa ai professionisti della super perizia. Si legge nelle motivazioni che il consulente tecnico di parte «in un primo tempo non ha fornito ai periti, nonostante le molteplici sollecitazioni, i tracciati relativi alle analisi effettuate in relazione alle quali il medesimo aveva perentoriamente affermato la presenza di Ghb endogeno nelle bevande analizzate, ed una volta messi a disposizione gli stessi si sono rivelati del tutto incomprensibili, mancando parametri essenziali come il Ghb D6, ed apparentemente riferibili ad analisi di laboratorio concernenti altri tipi di sostanze stupefacente. All'ennesima domanda della difesa alla professoressa Boriello sul perché non avesse verificato i risultati a cui era giunta il perito di parte, Bertol, il perito ha, alla fine, esclamato: «Ma che cosa dovevo verificare se non c'erano».
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La consulente che avrebbe dovuto smontare la tesi dell'accusa circa l'introduzione volontaria della droga per abusare della giovane alla fine si rivela zoppicante.
Scrivono i giudici: «Dal canto suo la professoressa Bertol, dopo avere inizialmente introdotto un elemento di sicuro effetto dirompente delle acquisizioni accusatorie (la presenza endogena del Ghb nelle bevande esaminate dal consulente dell'organo inquirente), idoneo, se verificato, ad elidere il principale elemento indiziario della responsabilità degli imputati in ordine ai delitti a loro contestati, neppure ha ritenuto di offrire il proprio contributo nel corso dell'espletamento della perizia - sia pure soltanto a sostegno delle conclusioni tecniche a cui era pervenuta - contributo che non ha fornito neanche nelle successive udienze di audizione dei periti e nonostante l'estrema rilevanza del tema sottoposto al suo esame tecnico».
Il collegio giudicante non può non rilevare l'improvvisa assenza della professionista «tenuto conto, soprattutto, della secca smentita proveniente dai periti d'ufficio delle sue - peraltro poco documentate - conclusioni. Considerato che quella condotta non risulta giustificata da alcuna revoca dell'incarico di parte e che non è neppure lecito mettere in dubbio la serietà dell'impegno professionale assunto dal consulente, solo ragioni di benevolenza consentono di ritenere che non di disinteresse rispetto allo svolgimento delle attività peritali si trattò, ma di una legittima scelta volta ad evitare che valutazioni tecniche ascrivibili a mero errore potessero essere interpretate quale intenzionale artificio volto ad influire sull'esito della perizia».(p.b.)
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