Il Tirreno

Pontedera

Coppia con due bambini piccoli cerca di evitare lo sfratto

Coppia con due bambini piccoli cerca di evitare lo sfratto

Il Comune e i servizi sociali hanno prospettato due possibili soluzioni al padre di famiglia che però ha rifiutato e ora spiega le sue ragioni. L’assessore: «Abbiamo tentato ogni strada»

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BUTI. Questa mattina, se non cambierà nulla, Edbiri El-Ashyq e la sua famiglia saranno sfrattati. Il nucleo familiare, composto dal marocchino 43enne originario di Marrakech, dalla moglie e due figli di diciotto mesi e cinque anni, da dieci mesi non riesce a pagare l'affitto e ora rischia seriamente di finire in mezzo a una strada. Dopo cinque accessi dell'ufficiale giudiziario e con lo sfratto esecutivo alle porte, il Comune di Buti di concerto con l'assistenza sociale territoriale zona Valdera, nei giorni scorsi, ha cercato di trovare una soluzione all'emergenza che vede coinvolti anche due minori.

Alla famiglia sono stati prospettati due progetti assistenziali temporanei: "l'erogazione di un contributo economico straordinario finalizzato ad un'altra sistemazione (nel proprio Paese di origini, da amici o parenti, da privati)" o "l'accoglienza temporanea limitata di madre e figli minori in struttura" da individuare al momento dello sfratto, per dare modo al migrante di trovare una soluzione abitativa alternativa e riunire successivamente il nucleo familiare. Edbiri , però, al momento di sottoscrivere il documento dei servizi sociali, non ha firmato, e ha deciso di rendere pubblica la sua vicenda. «Da sedici anni vivo in Italia - dice Edbiri- e non ho mai avuto problemi di lavoro. Da due anni, con la crisi, il settore edilizio ha perso commesse e io mi sono ritrovato a sbarcare il lunario con la raccolta del ferro e altri lavoretti». Così inizia il calvario della famiglia residente a La Croce. «Con due figli piccoli a carico - continua Edbiri - abbiamo perso anche le eventuali entrate di mia moglie, e anche se possono sembrare poche, non abbiamo più potuto versare i 320 euro d'affitto». La famiglia, senza soldi, non ha potuto saldare i conti delle utenze domestiche e da due mesi vive senza acqua corrente e riscaldamento. «Così è impossibile vivere - spiega Edbiri - e mia moglie, con lo stress dovuto allo sfratto pendente si è anche ammalata, così ora dobbiamo fare fronte a diverse spese mediche. Al Comune chiedo un aiuto subito, concreto, una casa in cui vivere anche pagando un piccolo affitto, non superiore ai 200/250 euro mensili. La cosa che proprio non ci è andata giù, è avere trovato nel documento il rimpatrio come possibile soluzione».

A Buti, al momento, è attivo un solo sfratto esecutivo. «Le soluzioni prospettate alla famiglia di Edbiri - dice Francesca Di Bella, assessora alle politiche sociali e giovanili di Buti - rientrano tra quelle messe in campo normalmente in caso di sfratto esecutivo. Il Comune, però, con il marocchino, ha già intrapreso un lungo percorso per evitare di giungere a questa situazione. Lo abbiamo supportato in molti modi, ora, stiamo anche vagliando altre soluzioni possibili».

Carlo Palotti

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di Redazione web