Il Tirreno

Pontedera

aveva una pistola e ha seguito direttrice delle poste

L’imprenditore resta in carcere

Il pontederese Paolo Princi si avvale della facoltà di non rispondere

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LUCCA. Paolo Princi, 47 anni, imprenditore pontederese sconosciuto alla giustizia e quindi incensurato, si avvale della facoltà di non rispondere durante l’udienza di convalida in carcere davanti al giudice delle indagini preliminari Giuseppe Pezzuti. Princi fa scena muta e resta in carcere. Una strategia difensiva in attesa che il suo legale, avvocato Fabrizio Ungaretti, prenda visione delle carte e abbozzi una strategia difensiva. La posizione dell’imprenditore è tutt’altro che semplice. Perché venerdì pomeriggio ha seguito in auto la direttrice dell’ufficio postale di S. Alessio? E perché, quando i poliziotti lo hanno fermato, sotto il sedile aveva una pistola Ruger calibro 22 con il colpo in canna e quindi pronto a sparare e all’interno di uno zaino munizioni, pezzi di corde, guanti, cacciavite e cappellino, nastro adesivo di tipo americano, due storditori o dissuasori elettrici e una bomboletta spray con effetto narcotizzante? Tra le suggestioni investigative l’ipotesi di una rapina all’ufficio postale è quella che si fa strada. Ma lo scenario è ancora tutto da decifrare. Era la prima volta che Princi con la sua Mercedes seguiva la direttrice dell’ufficio postale? In attesa di ricevere le carte per poi chiedere al giudice di interrogare il suo assistito, il legale di Princi chiarisce che l’imprenditore aveva un regolare porto d’armi e andava spesso al poligono di tiro. Quanto poi al materiale rinvenuto all’interno dell’auto, è di facile commercializzazione e non può essere riconducibile per forza al compimento di reati contro il patrimonio.

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