Sicurezza
«Nessuna alternativa ai licenziamenti»
Enza Marmeggi, proprietaria dell’azienda: c’è un accordo firmato da tutti, non capisco questo caos
MONTECALVOLI. «Non c’è più niente da fare. A giorni partiranno le lettere di licenziamento». Enza Marmeggi, proprietaria delle Oficine Ristori non lascia spazio alla speranza per i 63 lavoratori in esubero (in realtà 61, perché due andranno in mobilità volontaria essendo vicini alla pensione). Le stesse parole pronunciate davanti a Gianfranco Simoncini, consulente per il lavoro del presidente della Regione e ai sindacati negli incontri dell’altro giorno.
«D’altra parte c’era un accordo firmato da tutti e si sapeva già come sarebbe andata a finire», ribadisce l’impreditrice davanti alla richiesta di spiegazione di un numero così alto di licenziamenti. «Non abbiamo lavoro per mantenere così tanti posti di lavoro - aggiunge - Ed è stato inevitabile giungere a questo epilogo. Quello che mi stupisce è la reazione dei sindacati che hanno bloccato la fabbrica creandoci grossi problemi con i fornitori, Piaggio compresa. Non era assolutamente necessario».
L’idea di Enza Marmeggi è chiara: «Non siamo sfruttatori. Abbiamo sempre lavorato e dato lavoro. Non prendiamo decisioni avventate. Se siamo a questi punti è perché non c’erano altre strade percorribili. In tanti ci chiedono conto della eventuale diversificazione. Ma sembrano non rendersi conto del fatto che in Italia hanno delocalizzato tutti alla ricerca dei prezzi migliori. E per aziende come la nostra non è per niente semplice acquisire clienti che non siano la Piaggio. Che, oltre tutto, ha confermato una riduzione delle commesse per il 2017».
La proprietaria di Ristori conferma la volontà di andare avanti: «Siamo in regime di concordato in continuità e dobbiamo rendere conto al tribunale dei nostri conti. È anche per questo che dobbiamo pensare ad alleggerire la struttura in base alla mole di lavoro che abbiamo attualmente. Cosa succederà in futuro non lo so. Ma è certo che vogliamo continuare a portare avanti questa azienda con i 60 posti di lavoro che abbiamo salvato».
Punti di vista opposti rispetto a lavoratori, sindacati e istituzioni che pensano, invece, agli altrettanti posti di lavoro persi. «Se avessimo chiuso - dice ancora Marmeggi - ce ne sarebbero stati 120. E sarebbe stato molto peggio».
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