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Pontedera

Morì in ospedale a 43 anni Medici finiscono a processo

Morì in ospedale a 43 anni Medici finiscono a processo

Accusa di omicidio colposo per due dottoresse del pronto soccorso di Pisa La contestazione alla base del rinvio a giudizio ruota attorno a un esame non fatto

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PISA. Lei, la mamma, lo diceva che suo figlio non stava bene. Lo vedeva sdraiato e sofferente, con quei dolori al petto da togliere il respiro, nell’astanteria del pronto soccorso. Insisteva la signora Paola con le sue preoccupazioni di mamma e alla fine fu anche invitata a tornare a casa. Era sera. Dopo qualche ora arrivò la telefonata: suo figlio è morto. Una sequenza di ansia e dolore che sgomenta. E che ora diventa materia per Tribunali.

Il processo. Se qualcuno ha sbagliato nell’ignorare o sottovalutare le condizioni di Marco Tolomei, 43 anni, commerciante di Cascina, lo stabilirà il processo disposto dal gup, Giulio Cesare Cipolletta nei confronti di due medici del pronto soccorso per i quali il sostituto procuratore, Paola Rizzo aveva chiesto il giudizio.

Le imputate. A gennaio, davanti al giudice Raffaella Poggi, compariranno in Tribunale per difendersi dall’accusa di omicidio colposo le dottoresse Francesca Frassi, 38 anni, di Pisa, difesa dall’avvocato Elena Libone,e Maria Grazia Luisa Rizzelli, 36 anni, anche lei di Pisa, assistita dall’avvocato Patrizio Pugliese.

La mamma di Tolomei si è costituita parte civile con l’avvocato Stefania Mezzetti. Fu lei a presentare un esposto in Procura nell’estate 2014 per invocare una chiarezza che per ora le consulenze dell’accusa orientano verso la necessità di un processo per arrivare a una verità giudiziaria. Un’azione decisa che portò anche alla riesumazione della salma.

Dopo il decesso la famiglia non aveva avvertito la necessità di un’autopsia. Poi, con il passare del tempo, i dubbi sulle possibilità di salvare di Marco avevano iniziato a tormentare la mamma. Fino alla decisione di presentare un esposto. Il cui effetto è stato quello di approdare a un processo.

L’accusa. Tolomei muore nel marzo 2014. È un sabato pomeriggio quando si sente male in casa dove il figlio 13enne chiama subito la nonna per un allarme che di lì a poco si traduce in una corsa al pronto soccorso.

Tolomei, conosciuto titolare del negozio di famiglia “Tuttoscarpa” a San Frediano a Settimo, una volta arrivato in ospedale dà segnali di miglioramento. Flebili speranze annullate nel giro di poche ore.

Già il padre era morto per problemi di cuore e la riconosciuta ereditarietà delle patologie cardiache induce i medici a trattenerlo in osservazione.

La mamma gli sta accanto. Non è la fisiologica apprensività di una madre, ma il timore reale per le condizioni di un figlio che si lamenta e, secondo l’esposto, non viene seguito come il suo malore avrebbe richiesto. Soprattutto perché non è chiaro, almeno a Tolomei e alla mamma, cosa stanno facendo i sanitari in corsia per il commerciante. La mamma chiede che venisse monitorato per capire l’andamento del malore e le conseguenze sul cuore.

L’esame non effettuato. La contestazione alla base del rinvio a giudizio ruota attorno a un esame che, per l’accusa e la parte civile, avrebbe potuto essere risolutivo per capire cosa stava succedendo al cuore di Tolomei.

Quell’esame, però, non venne eseguito. La consulenza di parte consegnata in Procura dal medico legale, Martina Focardi, indica in quella mancanza una delle cause, se non la principale, del decesso del commerciante. La situazione era di sicuro grave per le condizioni del cuore, ma un approfondimento mirato avrebbe potuto circoscrivere l’origine del malore che di lì a poco ebbe effetti fatali. Il processo darà una risposta al quesito sull’eventuale negligenza addebitata alle imputate nella morte del commerciante cascinese.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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