Il Tirreno

Pontedera

Ristori, l’azienda fa muro e conferma i 63 esuberi

Ristori, l’azienda fa muro e conferma i 63 esuberi

Negli incontri con Regione e sindacati la proprietà non concede aperture Gli operai continuano il presidio e bloccano la fabbrica sperando nel miracolo

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PONTEDERA. Sessantatré erano e tali sono rimasti. Si tratta degli esuberi alle Officine Ristori, azienda dell’indotto Piaggio che sta per aprire una crisi occupazionale di quelle che non si vedevano da tempo. Uno scenario che si sta sempre più delineando anche alla luce dei due incontri che la proprietà ha avuto ieri mattina con Gianfranco Simoncini, consigliere per il lavoro del presidente della Regione, Enrico Rossi, e nel pomeriggio con i sindacati. In entrambe le circostanze è stata ribadita l’intenzione di andare avanti con la linea dura e procedere, dal 5 ottobre, con le lettere di licenziamento e l’apertura della procedura di mobilità. Una mazzata per i lavoratori che speravano di ricevere aperture dal confronto tra i loro rappresentanti e i responsabili dell’impresa. E, vista la situazione, l’unica strada rimasta agli operai è quella di continuare a bloccare la fabbrica, mantenendo il presidio davanti ai cancelli. Finché non sarà riaperta la trattativa.

Clima inevitabilmente teso da giorni, mentre ieri mattina ci sono stati nervosismi tra chi voleva entrare e chi bloccava gli ingressi. Alla fine tutto si è risolto con discussioni e capannelli nel tentativo di chiarire le varie posizioni, ma soprattutto con l’obiettivo di creare un fronte comune. La notizia dell’individuazione degli esuberi in produzione, infatti, aveva creato frizioni tra i lavoratori. Il fatto, però, che la proprietà abbia spiegato ai sindacati che ci saranno licenziamenti anche tra gli impiegati e responsabili dei vari reparti potrebbe davvero compattare la protesta che, a questo punto, potrebbe diventare davvero dura.

Anche perché non si registra nessuna apertura se non quella “concessa” durante l’incontro con Simoncini. «A fronte delle sollecitazioni delle istituzioni - si legge in una nota della Regione - l'azienda ha comunque ribadito che laddove la situazione di stagionalità facesse emergere un maggior fabbisogno, riutilizzerà comunque i lavoratori in mobilità». La spiegazione, secondo quanto spiegato dai sindacati, è stata fornita dalla proprietà durante l’incontro pomeridiano: «Ridurre al minimo i livelli produttivi per poi fare ricorso al lavoro interinale durante i di lavoro stagionali».

«Abbiamo prospettato soluzioni percorribili per provare a ridurre il numero degli esuberi - spiega Samuele Nacci della Uilm Uil - ma non siamo riusciti a scalfire il muro eretto dalla proprietà. A quel punto, non vedendo la disponibilità a riaprire la trattativa siamo usciti». Sembra un tunnel senza uscita, quello in cui si sono infilati i lavoratori di Ristori e i loro rappresentanti, comprese le istituzioni che hanno provato a trovare la quadra di una situazione che sembra drammatica.

«Il tentativo era quello di provare a far calare il numero dei licenziamenti - aggiunge Marco Comparini della Fiom Cgil - ma anche il fatto che l’azienda abbia confermato la previsione di un calo di fatturato di 2 milioni per il 2017, dovuto alla riduzione di commesse della Piaggio ha fatto sì che non ci fossero basi per trattare».

Ora tutti al presidio nella speranza che qualcosa cambi. I sindacati proveranno a fare di nuovo un giro di consultazioni con la Regione, i Comuni della zona e, probabilmente anche con l’azienda. «Proveremo fino all’ultimo giorno utile», confermano i rappresentanti dei lavoratori. Ma pochi nutrono ancora la speranza che una delle aziende storiche dell’indotto Piaggio non contribuisca a rendere i livelli occupazionali della Valdera sempre più da film horror.

Andreas Quirici

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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