Sicurezza
Lineapelle, numeri positivi Ma la ripresa non è scontata
Alla fiera di Milano +9% i visitatori rispetto a un anno fa e +13% i buyer stranieri I conciatori: «Difficoltà forse alle spalle, ma il mercato è sempre più frastagliato»
SANTA CROCE SULL’ARNO. Potrebbe essere finito a Milano il periodo grigio delle concerie toscane. Condizionale obbligatorio per un settore abituato alle montagne russe e a subire l’influenza di scenari internazionali in continuo mutamento come avviene attualmente. La flessione di ordinativi e fatturati in corso dall’ultimo trimestre del 2015 sembra poter subire una inversione di tendenza grazie alle speranze con i numerosi dati positivi prodotti dalla recente edizione di Lineapelle. «Sì - ammette Michele Matteoli, presidente del Consorzio conciatori di Ponte a Egola - la fiera è andata bene, anche se lo scenario della pelle si sta ancora più frastagliando».
La famosa pelle di leopardo, utile a spiegare quando i livelli produttivi non sono uniformi e cambiano da azienda ad azienda, sembra ancora più frammentata. «La flessione della Russia, il ridimensionamento della Cina - aggiunge Matteoli - ma anche il rallentamento delle firme sono elementi da tenere in considerazione per capire cos’è successo nell’ultimo anno. Ma anche fra le aziende del lusso ci sono esempi virtuosi che hanno fatto bene in questi mesi e ci sono marchi storici che chiedono prodotti meno esclusivi per poter conquistare più fette di mercato. A noi conciatori spetta il compito di adattarci, come sempre, a quello che ci chiedono i clienti. E, sulla scia del miglioramenti degli scenari credo che riusciremo ad aumentare anche i nostri livelli produttivi.
L’ultima Lineapelle, in cui si presentavano le collezioni per il periodo autunno/inverno 2017-18 ha fatto registrare un +9% di visitatori (21.184) rispetto a settembre 2015, con una crescita dei compratori stranieri (provenienti da 109 Paesi e aumento in doppia cifra per spagnoli, cinesi e coreani) con un +13% se paragonato con l’edizione di settembre 2015, mentre quelli italiani sono aumentati del 5%. Segno più anche per gli espositori (1241, un dato da record) da 44 Paesi, +6% rispetto a settembre 2015.
«I numeri dicono che la ripresa può esserci - dice Piero Maccanti, direttore dell’Associazione conciatori di Santa Croce sull’Arno - perché in generale il lavoro non manca. Ma si tratta di una situazione che varia molto da azienda ad azienda. È vero, ci sono firme che vogliono pellami super esclusivi e quelle che, invece, puntano sulla fascia media. E per le concerie rispondere a questa duplice richiesta non è per niente facile. Quelle che ci riescono stanno avendo un buon andamento. Le altre, invece, incontrano difficoltà».
Andreas Quirici
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