PONTEDERA. Oltre la crisi, nonostante la crisi e un futuro tutto da scrivere, una buona fetta del commercio storico cittadino tira dritto e affida alle nuove generazioni le sorti della propria storia imprenditoriale. Malgrado una congiuntura tutt’altro che favorevole, una città che negli ultimi decenni ha cambiato volto (e ha visto purtroppo chiudere diverse attività ) e le ovvie difficoltà quotidiane, rimangono intatte la voglia e la determinazione di andare avanti.
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Siamo andati in questi "vecchi" negozi per capire come si sopravvive (o si è sopravvissuti) alla crisi economica, per riflettere con gli attuali gestori su come affrontare le sfide future e scovare, se esiste, una ricetta valida per superare i momenti difficili. In realtà ognuno ha una propria storia e le risposte toccano problemi microeconomici (la spesa e le abitudini delle famiglie), macroeconomici (l’arrivo delle grandi catene e del made in China) e sociali, perché in questi decenni è cambiato il mondo e, dal punto di vista imprenditoriale, sono cambiate la clientela e le sue richieste. "Certamente la sfida più difficile è stata quella di interpretare i gusti e le tendenze dei clienti - concorda Monica delle Sorelle Toncelli - noi a esempio siamo partiti come ambulanti nel settore della merceria, poi abbiamo introdotto l’intimo. Da tempo però abbiamo scelto di concentrarci sull’abbigliamento uomo-donna". Presente dal 1945, il popolare negozio di via Gotti è ormai arrivato alla terza generazione e può contare su una clientela vecchia e nuova. "Non ci siamo limitati a un target ma abbiamo cercato di allargare la nostra offerta - spiega la proprietaria - in più abbiamo recentemente rinnovato il negozio. Credo che si possa andare avanti solo proponendo merce di qualità e mantenendo un rapporto amichevole e costante con la clientela".
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È forse la qualità il minimo comune denominatore del commercio storico, ed è con quella che si provano a contrastare concorrenza extraeuropea e centri commerciali. "Non ho niente contro i supermercati - precisa la signora Laura, della pizzicheria Dal Canto (sul corso dal 1925) - ma certo noi dobbiamo offrire al cliente qualcosa di più in fatto di qualità e di cortesia. Il negozio è nato come un tradizionale alimentari ma, ad esempio, da circa 20 anni facciamo anche gastronomia offrendo un servizio a chi non ha il tempo di cucinare, e sono sempre di più, utilizzando prodotti di prima scelta. Guardi, la salsa al pesto che vede è fatta di basilico dop proveniente da Genova, la faccio personalmente, ma anche la salumeria è tutta di altissimo livello".
Fondato nel 1926, Federighi ne ha vissuti di momenti critici, in particolare nel dopoguerra e durante l’alluvione del 1966 ma sempre rialzandosi. Fino ai primi anni Ottanta la vendita era solo all’ingrosso, poi arrivò la vendita al dettaglio e gradualmente l'ampliamento delle merci in negozio. "Prima vendevamo in prevalenza le pezze - ricorda Marco Federighi mostrando belle foto in bianco e nero del nonno Alberto - ma oggi chi è che taglia e cuce abiti per conto proprio? Prima c’erano molte sarte e donne che sapevano cucire. Oggi offriamo un’ampia gamma di tessuti di qualità a prezzi onesti e pensiamo che questa sia la strada giusta. Abbiamo anche iniziato con i materassi e da quattro anni facciamo commercio online con buoni risultati".
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Di mode, di clienti (anche di riguardo) e di vicende storiche ne hanno viste e vissute anche da Bellincioni, che può essere considerato il decano dei negozi pontederesi perché la data di nascita risale addirittura al 1848 mentre dal 1910 si trova a fianco al Comune, a cui paga l’affitto. "Di fatto abbiamo iniziato come merceria - ricorda la signora Carlotta - i Bellincioni erano una famiglia di mercanti e imprenditori già a inizio secolo, tra i miei antenati c’è anche l’architetto Bellincioni. La crisi in realtà per quanto ci riguarda non è affatto superata: c’è molta concorrenza di bassa qualità e la gente spesso pensa più al prezzo che alla qualità dei prodotti. Cercheremo sempre di offrire il meglio ai nostri clienti".
Festeggia i 70 anni anche la Samar, fondata dal padre di Sandro Salvadori che si chiamava Marino, da qui il nome del noto negozio di articoli sportivi. "Mio padre era ciclista, iniziò vendendo biciclette ed evidentemente gli piaceva giocare con le parole, dal momento che chiamò Mariliana un modello di bicicletta, unendo il suo nome a quello di mia madre Iliana. E poi chiamò mia sorella Mariliana". Aneddoti a parte, il negozio che dai primi anni Settanta si trova sul Corso non ha cambiato la propria vocazione. "La concorrenza non manca e anzi le grandi catene non scherzano - spiega Sandro - ma noi a differenza di altri abbiamo sempre scelto di rimanere un negozio di articoli sportivi, senza cadere nell’abbigliamento. Certo non potevamo arrivare fino a oggi limitandoci al ciclismo, come gli inizi, e dunque vendiamo articoli per molte discipline sportive. Il fatto di essere rimasto un negozio solo di sport ci consente di offrire prodotti molto tecnici che magari non si trovano facilmente altrove".