Attenzione
Dieci migranti lasciati nell’atrio del Comune
Anche a Vicopisano i profughi sono stati accompagnati senza preavviso e senza un’immediata sistemazione
VICOPISANO. Il caso di Castelnuovo Valdicecina, dove all’improvviso la prefettura di Pisa ha accompagnato, tramite la Croce Rossa Italiana, tre donne etiopi e le ha lasciate nell’atrio del municipio, non è isolato. Pochi giorni prima infatti era capitata la stessa situazione a Vicopisano con dieci migranti, sei donne e quattro uomini di varie nazionalità, “spediti” al sindaco, Juri Taglioli. Deve pensarci il Comune.
Se il sindaco di Castelnuovo, Alberto Ferrini, ha detto no all’accoglienza dei migranti e ha protestato pubblicamente per l’atteggiamento avuto dalla prefettura di Pisa, il primo cittadino di Vicopisano, favorevole all’accoglienza dei profughi richiedenti asilo, ha evitato polemiche pubbliche ma si racconta che tra Taglioli e i funzionari della prefettura incaricati di seguire la gestione dell’accoglienza ai migranti siano intercorse telefonate non proprio dai toni distesi.
«Mi preme sottolineare un aspetto – racconta Taglioli – come amministrazione comunale, al pari di altri sindaci della provincia, abbiano dato il nostro parere favorevole all’accoglienza per piccoli nucleo e ovviamente abbiano chiesto di essere informati dell’arrivo dei migranti. Sapevo che dovevano arrivare a Vicopisano altri profughi. Nessuno però ci aveva detto chi li avrebbe seguiti». Un bel pomeriggio da un mezzo della Croce Rossa italiana sono stati fatti scendere i dieci migranti e sono stati lasciati, senza alcuna telefonata o preavviso, nel palazzo comunale. Un dipendente dell’ente ha informato il sindaco che in quel momento era impegnato in un incontro e da quel momento è iniziata la corsa per trovare una sistemazione a questo gruppo di migranti. «Non voglio fare alcuna polemica ma credo che questa non sia la strada giusta. Abbiamo sempre detto che siamo favorevoli ad accogliere sul nostro territorio piccoli nuclei, al massimo di cinque persone per volta. E soprattutto senza che la prefettura avesse fatto un accordo con le cooperative che poi si occupano di seguirli. Ci è stata solo consegnata una lista con i nomi di queste persone, identificate quando sono arrivate nel nostro paese. Tra loro ce ne erano alcuni che non mangiavano da quattro giorni, ci siamo attivati per fare loro la spesa. Non è stato possibile trovare due appartamenti e così li abbiamo sistemati in un immobile di un imprenditore e sono seguiti dalla Cooperativa Paim». Una procedura che il Comune non vorrebbe dover ripetere. Anche perché al di là di ogni pensiero che si possa avere sull’accoglienza dei migranti, “scaricare” esseri umani nell’atrio di un Comune con un messaggio implicito - “e ora pensateci voi” - non è proprio il massimo.
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